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domenica 24 gennaio 2010

"MONDO CANDIDO"

Quando ho dovuto riempire per l'iscrizione a Facebook la casella "autore preferito" non ho avuto esitazione a scrivere Giovannino Guareschi. Giornalista,scrittore, umorista, fondò insieme a Giovanni Mosca il celebre settimale umoristico "Candido". Il suo nome è legato alla notissima serie di opere incentrata sui personaggi di Don Camillo e Peppone.
La freschezza e l'attualità del messaggio di Giovannino  si dipana attraverso una Satira feroce dei tragici avvenimenti del dopoguerra Italiano. E' il tempo di: "a da venì ...baffone", del trinariciuti comunisti, del triangolo emiliano della morte, dell'approvazione dell''art.7 della Costituzione, del ritorno dei prigionieri di guerra, delle Foibe, delle sanguinose vendette "politiche", dell'assassioni dei preti emiliani, del"Fronte per Garibaldi", del nascere del qualunquismo italiano.
Sto rileggendo in queste notti "Mondo Candido" 1946-1948 e "Mondo Candido" 1948-1951 (edizioni Bur, ormai rare) una selezione accurata delle migliori pagine satiriche della Rivista Candido di quegli anni.
E' giusto ripercorrere la vita intensa e "cattiva" di quegli anni, le sofferenze di un popolo che si vuole riscattare da una guerra mondiale persa e da una guerra civile vinta, dalle distruzioni di intere città, dalla fame e dalla disoccupazione, come li hanno descritti due grandissimi scrittori satirici quali Guareschi e Mosca, due "uomini contro" quello che era l'allora "vento del nord" che molti predestinavano vincente, quando si aspettava da un momento all'altro la cosidetta "rivoluzione comunista" e l'arrivo dei Cosacchi di Stalin ad abbeverare i cavalli nelle fontane all'interno del loggiato del Bernini a Roma.
Poi la sconfitta del "Fronte", l'amministia generalizzata, la legge "Truffa", Trieste Italiana, la zona B,
Soprattutto la volontà di un popolo, quello Italiano, che ha saputo risollevarsi, riscattarsi, ricostruire una identità nazionale, la sua dignità di popolo, fino a raggiungere la mecca di allora: "il cosidetto Boom Economico" degli anni sessanta. Dei Frigo, delle Lavatrici, delle Radio e delle TV.
Una corsa nel "tempo che fu", con le parole e gli schizzi di Giovannino Guareschi, dagli anni di guerra e di prigionia ai tempestosi anni del dopoguerra. Avvero il viaggio verso la democrazia, come lo chiamana lo stesso Giovannino.
Leggere con gli occhi "feroci" di un grande della Satira: l'agonia di un Regno, la nascita delle Repubblica e della Democrazia. attaverso pagine di dolore, di sangue, di rinunce, ma anche di eroismi, di slanci, di speranza, di fede fa bene soprattutto nell'Italia ed in un mondo di oggi sconquassato di una crisi finaziaria, certo grande, ma solo economica di fronte ad un passato in cui non vi era più nulla, ne economia, ne case, ne lavoro, ne dignità: solo fame, disoccupazione, disonore: ma da cui i nostri padri sono riusciti a riemergere con forza, coraggio e determinazione.
Dal passato dunque un messaggio di fede e di speranza per noi e per le future generazioni.
Leggere del nostro passato non può che fortificarci e chiamarci a dare di più, ogni giorno per la vita dei nostri figli, dei nostri nipoti, per la nostra società italiana.
Per quei famosi "valori condivisi" di cui ci parla spesso il Presidente della Repubblica e che gli odi politici della seconda repubblica, molto simili a quelli del dopoguerra, impediscono di essere ritrovati.
Ma allora alla fine lo furono e lo saranno ache questa volta. Ne sono certo.