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domenica 8 maggio 2011

Marco Tullio Cicerone

Marco Tullio Cicerone (in latino: Marcus Tullius Cicero, Arpinum, 3 gennaio 106 a.C. – Formiae, 7 dicembre 43 a.C.) fu un celebre filosofo, avvocato e scrittore romano, nonché uomo politico dell'ultimo periodo della Repubblica Romana. (notizie da Wikipedia)

Esponente di un'agiata famiglia dell'ordine equestre, Cicerone fu una delle figure più rilevanti di tutta l'antichità romana. La sua vastissima produzione letteraria, che va dalle orazioni politiche agli scritti di filosofia e retorica, oltre a offrire un prezioso ritratto della società romana negli ultimi travagliati anni della repubblica, rimase come esempio per tutti gli autori del I secolo a.C., tanto da poter essere considerata il prototipo della letteratura latina classica. Attraverso l'opera di Cicerone, grande ammiratore della cultura greca, i Romani poterono anche acquisire una migliore conoscenza della filosofia. Tra i suoi maggiori contributi alla cultura latina ci fu senza dubbio la creazione di un lessico filosofico latino: Cicerone si impegnò, infatti, a trovare il corrispondente vocabolo in latino per tutti i termini specifici del linguaggio filosofico greco.[1] Tra le opere fondamentali per la comprensione del mondo latino si collocano invece le Lettere (Epistulae, in particolar modo quelle all'amico Tito Pomponio Attico), che offrono numerosissime riflessioni su ogni avvenimento, permettendo di comprendere quali fossero le reali linee politiche dell'aristocrazia romana.

Famosi i suoi aforismi e le sue frasi: ne voglio ricordare alcuni, che mi sembrano in tema:

a) - I sei errori dell'uomo
1 - L'illusione che il proprio vantaggio si ottenga dalla rovina degli altri
2 - La tendenza a preoccuparsi di cose che non possono essere né mutate né corrette
3 - La convinzione che una cosa è impossibile solo perché non si è in grado di farla
4 - Il rifiuto di mettere da parte preferenze ignobili
5 - Il trascurare lo sviluppo e l'affinamento della mente e il non acquisire l'abitudine alla lettura e allo studio
6 - Il tentativo di costringere gli altri a credere e a vivere secondo le nostre regole

b)- La fronte, gli occhi, il volto molto spesso mentono; le parole spessissimo.
c)- Non c'è niente di tanto sacro che il denaro non possa violare, niente di tanto forte che il denaro non possa espugnare.
d)- Accipere quam facere praestat iniuriam. È meglio ricevere un'ingiustizia, piuttosto che farla.
 
e)- Cum tacent, clamant. Il loro silenzio è un'eloquente affermazione.
 
f)- Serit arbores, quae alteri saeclo prosint. Pianta alberi, che gioveranno in un altro tempo.
 
g)- A me interessa più la mia coscienza che l'opinione degli altri.
h)- Nihil inimicus quam sibi ipse. Niente vi è di più nemico di se stessi.

i)- Quo usque tandem Catilina abutere patientia nostra? Per quanto ancora Catilina abuserai della pazienza nostra?

l)- O tempora, o mores! Che tempi, che costumi!

m)- Niente che sia nuovo è perfetto.

n)- Anche quando si scherza bisogna farlo con moderazione.

o)- Mi ricordo delle cose che non vorrei ricordare e non posso dimenticare quelle che vorrei dimenticare.

p)- Ut sementem feceri ita metes. Mieterai a seconda di ciò che avrai seminato.
 
q)- Mi odino pure purché mi temano.
r)- Chiunque può sbagliare; ma nessuno, se non è uno sciocco, persevera nell'errore.
s)- L'uomo é il peggior nemico di se stesso.
t)- Fa uso della passione solo chi non sa usare la ragione.
u)- Un aruspice non può incontrare un altro aruspice senza ridere.
v)- È meglio ricevere che fare ingiustizia.
z)- Come non tutti i vini, così non tutti i caratteri inacidiscono invecchiando.