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venerdì 31 agosto 2012

SPILUCCANDO 31 - Antica Pregiutteria di Casa Norcia


Una moderna azienda che produce prosciutti e altri salumi tipici umbri, Casa Norcia, decide qualche hanno fa di mettere un punto di vendita diretta al pubblico dei loro prodotti a Santa Maria degli Angeli, certo per sfruttare l’occasione di milioni di pellegrini alla splendida Basilica Francescana e la suggestiva e affascinante Porziuncola.

E’ questa veramente una meta da non perdere, la misticità del luogo, la passione giornaliera di migliaia di pellegrini, le meraviglie della vicina Assisi, rendono un visita a questi posti esaltante e appassionante.
Dicevamo di Casa Norcia: Il successo del negozio ha portato ad allargare l’attività anche alla degustazione dei  ma piatti tipici a cominciare proprio dai salumi.
Inutile ricordare che la parola norcino, specialista addetto alla lavorazione del maiale, per realizzarne prodotti conservabili nel tempo e di grande gusto, nasce qui a Norcia, dove da millenni di insacca il maiale e si stagionano i suoi prodotti.

La Taverna della Pregiutteria di Casa Norcia ci ammannisce innanzi tutto i deliziosi prodotti della Casa, ma anche primi piatti della tradizione umbra e maiale ed agnello in ogni maniera per i secondi.

E’ certo un posto turistico vista la dirimpettaia Basilica, ma di buon livello e con prezzi dignitosi.
Immancabile al termine del pranzo l’acquisto dei prodotti dell’azienda, che fanno bella mostra di se, in una concomitante saletta.    

SPILUCCANDO 30 - Antica Focacceria San Francesco - Palermo


Siamo in un posto famosissimo a Palermo, non perché sia un locale di lusso, anzi è una focacceria famosa per i piatti tipici poveri, che spesso sono prodotti semplici e di poco costo, ma perché è salita anni fa all’onore delle cronache per aver denunciato i mafiosi che pretendeva il Pizzo per stare aperti.
Il locale molto antico e caratteristico è sempre presidiato da una volante di polizia o carabinieri, ma non vi sono pericoli maggiori che altrove.
Frequentatissimo dagli indigeni amanti dello “sfincioni” e delle “pani chi panelle” e  i pani ‘ca mieusa i più famosi piatti tipici della tradizione palermitana.
U’ sfinciuni, anticamente preparati per le Feste Natalizie ed ora per tutto l’anno,
devono essere “muoddu comu na sfincia”  che traduco liberamente in “ morbidi come una spugna” . 
E’ una specie di focaccia molto soffice, che si può condire con 
pomodoro, origano e caciocavallo ma anche con sarde, cipolla e 
olio extravergine. Solo a Palermo viene venduto anche per strada 
da ambulanti che strillano il prodotto nelle strette vie del centro 
storico, come “u pani chi panelle” l’altro cibo da strada, tipico 
palermitano
Le panelle sono frittelle di farina di ceci, che vengono accompagnate con il pane e anche con i cazzilli, crocchette di patate.
Devo osservare, da grande frequentatore dell’Ardenza, che pani e panelle somiglia assai nel concetto a “cinque e cinque” livornese, che è un panino con la Torta che a Lucca si chiama cecina….
Torniamo al San Francesco, qui troviamo questi piatti ma anche gli altri piatti della cucina povera siciliana,  pani ‘ca meusa, milza in tegame per altri panini da strada,, arancini, sarde a beccafico e così via.
Costi veramente CIP, per una degustazione di cibi molto particolari e di non facile digestione…. 


giovedì 30 agosto 2012

SPILUCCANDO 29 - Scalzone - Castel Volturno


Negli anni ’70 fino ai primi anni ’80 avevo l’abitudine di andare a Caccia di allodole nella piana della Campania vicino al mare fra le Provincie di Caserta e Napoli e i Comuni di Castel Volturno, Marcianise, Casal di Principe, vicino alla via Domitiana.
Paesi e posti “difficili” ma la grande pianura acquitrinosa, dove i Bufali pascolavano liberi acquattati nelle limacciose acque dei piccoli stagni che infestavano tutta la pianura, era perfetta, per l’appostamento alle Allodole.

Una caccia antica e spettacolare con le Civette vive appollaiate sui lunghi bastoni che svolazzavano a comando per attirare i branchetti di allodole o con gli specchietti che giravano vorticosamente per incuriosire un uccello così particolare e così buono da far girare sul girarrosto, molto meglio del tordo.

 Iniziavano anche a circolare i primi registratori abusi con il canto dell’allodola….ma gli indigeni non andavano tanto per il sottile…..portavano la loro auto nella pianura, aprivano lo sportello dove vi erano le casse acustiche, mettevano una cassetta con il canto e con la radio a tutto volume, attiravano gli uccelli.
Quando andavamo a caccia mangiavamo al sacco andando ad acquistare ad una delle tante piccole aziende artigiane della pianura le grandi mozzarelle di bufala che mangiavamo a morsi inondandoci di latte che schizzava fuori abbondante perché appena uscite dalla sapienti mani dei mozzarellai.
La sera le Bufale venivano avviate alla stalla per essere munte e accanto alla stalla vi erano i locali dove piccoli artigiani trattavano subito il latte e sfornavano mozzarelle a getto continuo….non tanta igiene forse…ma mozzarelle da favola…mai più mangiate di così buone…di così morbide e saporite…..piene di latte  

Il progresso e le nuove norme europee hanno cancellato tutto questo mondo fai da te…..certamente è giusto…ma questi sapori così “nature” non si trovano più.
Dormivamo allora in un piccolo Hotel a tre stelle sulla via Domitiana, con annesso ristorante, chiamato Scalzone dal nome del proprietario che era un famoso tiratore di piattello, medaglia d’oro alla Olimpiadi di Monaco del 1972.
Tutti i cacciatori andavano la, perché Scalzone era un simbolo, perché l’albergo aveva un servizio “privato” di sorveglianza delle auto, dove erano stipate cartucce, attrezzature e civette….che consisteva in un uomo che armato di fucile, vegliava la notte su una seggiola accanto alle nostre auto, perché da Scalzone si mangiava veramente bene i prodotti locali….mozzarelle di bufala che inondavano il piatto di latte, pizze stupende, primi piatti con pummarole squisite.
 Sono anni che non vado più a Caccia li, Scalzone è morto giovane, a metà anni ’80, ma l’Hotel-Ristorante è sempre attivo e chi c’è stato di recente mi ha detto che si mangia ancora molto bene le specialità del posto. Bufale, Salumi, Pummarole.  




lunedì 27 agosto 2012

SPILUCCANDO 28 - San Pietro - Cetara


Come astronauta sia pure dilettante ho sempre cercato negli anni di apprezzare i tanti prodotti tipici delle varie Regioni d’Italia, ricercando origine e evoluzioni ad una moderna cucina. Perché alimenti e piatti che affondano la loro storia nella notte dei tempi andati, riaffiorano nella moderna cucina, riscoperti e valorizzati spesso da piccole comunità, che ridanno lustro a piatti dimenticati e anche ai loro territori. Il prodotto tipico come veicolo promozionale per il paese.

Uno dei casi più eclatanti è la colatura di alici e il paese di Cetara.


 La colatura da alcuni viene considerata l’erede del famoso Garum, la salsa che gli antichi romani per secoli hanno utilizzato in moltissimi piatti della loro cucina e che ogni matrona romana realizzava nella domus, con i propri segreti nella realizzazione per la famiglia.
Cetara  un piccolo paese abbarbicato fra il mare e il monte Falerzio, sulla costiera amalfitana, un piccolo porto famoso nel passato per i suoi pescatori di tonno e di alici.

Lo stesso nome Cetara pare derivare da una tonnara che era tutta la vita del piccolo borgo. Negli ultime decine di anni, in via di estinzione le tonnare e i tonni, la comunità cetarese ha saputo rilanciare sul mercato italiano un antico prodotto realizzato con le alici, di cui era ed è ricco il mare. Con un procedimento lungo e antico, dalla pressatura delicata e spalmata nel tempo di freschissime alci tassativamente pescate in Agosto, si ottiene a dicembre un liquido bruno, che veniva e viene utilizzato per piatti molto particolari, forti, ma gustosissimi. Tre i ristoranti del piccolo borgo ti fanno assaggiare queste specialità e tutti bravi.
Io sono stato più volte solo al Ristorante San Pietro, (perché cambiare quando ti trovi bene) nella parte medio alta del paese, con bella terrazza e interni demodè, ma carini. Il piatto forte sono gli spaghetti di Gragnano non al dente ma “ritti” con aglio, olio, peperoncino e la Colatura…..eccezionali…

ma la Colatura è ottima anche con le patate schiacciate e anche nell’antica zuppa Pompei, dove ritroviamo insieme anche il farro…a proposito di antichi romani.
Per chi non reggerà il gusto “maschio” e particolare della Colatura, notevoli i piatti con il tonno fresco….la genovese poi è divina….tonno e cipolla.
Il pesce azzurro in genere è valorizzato in molti piatti…crudo….e cotto in molti modi della tradizione locale.
Uno spumone da leccarsi i baffi per finire.
Cetara merita una visita, assai più della vicina e famosa Amalfi….pochi turisti, un paese da presepe un porticciolo amorevole..le vecchi “cianciole” a riva (antiche barche con la lampara) e piccoli negozi dove si possono trovare le specialità da portare via….la Colatura, il Tonno, le Alici, ma anche marmellate di limoni della costiera, frutta e verdura dei terrazzamenti a monte. Poi la Costiera Amalfitana in primavera o in autunno è un paradiso. Tornerò su altri Ristoranti della Costiera perché è tempo ben speso.   

giovedì 23 agosto 2012

SPILUCCANDO 27 - La Palomba - Mondavio



Molti anni fa ho lavorato saltuariamente nelle Marche e quando mi dovevo fermare in zona andavo di solito ad un Albergo a Mondavio, davanti ad uno dei tanti castelletti che dominano le colline d’intorno e ancor più il vicino Montefeltro.

L’albergo si chiama La Palomba. Un albergo “normale” pulito accogliente, ottimo per chi lavora in zona ma soprattutto per chi ama la buona cucina, le specialità regionali i prodotti tipici.
Infatti la Trattoria inserita nell’Albergo ha una cucina “casereccia” che in questo caso non è un diminuzione…ma un eccellenza di materie prime, cucinate con cura ed amore familiare.
Al tempo dei Tartufi, ottimi piatti, con il tubero….siamo a quattro passi da Acqualagna che è uno dei paesi cult della trifola.

Molto buoni i primi piatti con funghi, anatra, salsiccia, ma anche cappelletti in brodo. Nei secondi piatti semplici ma ben cotti….impera la griglia con tutte le carni bianche rosse arrostite a puntino. Buona collezione di Vini locali e non solo.
Se sei appassionato anche una pizza….accettabile.
Prezzi normali se non si tocca il tartufo.
Il territorio molto ondulato, colline ben tenute per una agricoltura ricca, paesi appollaiati con relativo castelletto e chiesa parrocchiale, può essere anche goduto per una gita particolare, lontana da mete famose e affollate….poi il Montefeltro è meraviglioso in autunno.

lunedì 20 agosto 2012

SPILUCCANDO 26 - Antica Trattoria Ballotta – Torreglia


Girovagando fra i piacevoli Colli Euganei, fra un bagno termale e l’altro, ho trovato questo carino ed antico posto di ristoro. Molto antico mi dicono.
Un locale molto grande, con un pergolato di profumato glicine ampio ed ombroso, molte sale, su due edifici, ben arredati, ben apparecchiati.
Un locale storico, dove si dichiara di credere nel kilometro zero.
Diffido dei locali grandi, per matrimoni e comunioni, ma in questo caso, è una preoccupazione sbagliata.
I cuochi sono bravi, il servizio veloce e curato….per l’esterno i piatti vengono serviti coperti da ormai introvabili round plate cover o detta in volgare….campane ovali… che sono utili, carine e… fanno scena…

Puoi mangiare pesce del vicino adriatico o carne, con la tradizione dei volatili dell’aia o come dico qui ..della corte, con in testa la curiosa gallina padovana


Deliziosi tradizionali bigoli all’anatra di corte da leccarsi i baffi.
Piatti dei Colli, ma anche delle vicine province venete, baccalà alla vicentina su tutti, ma anche fegato alle veneziana, galletti ruspanti, faraona disossata, carni rosse di allevamenti locali.
Dolci….molti di produzione della casa…per chi può mangiarli.
Una cantina ben fornita…con in testa una selezione accurata di DOC dei Colli Euganei…ma anche il resto è di sostanza.
Sono capitato qua di Ferragosto di un anno fa, tanta gente, ma servizio rapido, un fresco da star bene, una piacevole serata.
Se il giorno hai fatto molta piscina termale ad Abano o a Montegrotto l’ideale per recuperare le forze, nel fresco dei Colli.


Itinerari naturalistici e storici nella zona, interessanti da degustare nella calma di un ferragosto fuori dagli affollati schemi e dai circuiti tradizionali incasinati.

sabato 18 agosto 2012

SPILUCCANDO 26 - Trattoria dei Mosto - Ne'


Se vuoi evadere dalle splendide località di mare del levante ligure…dove il pesce ricco impera negli scintillanti ristoranti di Portofino e Rapallo assolati e mondani…se vuoi trovare ristoro in amene colline verdi dell’interno e gustare i piatti di una tradizione che è poco marinara e molto più orticola e di pollaio…..molte sono le proposte valide arrampicandosi nel verde.

Ne citerò più avanti altre, ora vi propongo questa non facile a trovare, ma che merita il viaggio. Andremo nella Val Graveglia antica e dolce valle appenninica non lontana dal mare che fa capolino fra un colletto e l'altro.
Uscendo dal casello di Lavagna, sull’autostrada per Genova, sono pochi kilometri, ma tortuosi e complicati…si passa anche un piccolo tunnel, immerso nel torrente per arrivare ad una paesino isola nel verde, appunto Né....ma non è finita, devi andare alla frazione principale,che è Conscenti di Né, dove è la sede di un Comune, disperso in  piccole frazioni di pochi abitanti l’una.
Per trovare la Trattoria dei Mosto, devi usare la fantasia, infatti non è a piano terra come tutte…ma al primo piano, di un palazzotto nella piazza principale o unica che sia, di Conscenti.
Sei in un appartamentino, alcune piccole stanze, apparecchiate come a casa, con i mobili di una volta……locanda e osteria che si perde nella notte dei tempi, quando qui si riposavano i coraggiosi viaggiatori di un tempo che fu.
Il mangiare merita, perché fedele ad una cucina di stagione e per quanto possibile di territorio, Orto e Pollaio.
Specialità liguri a tutto tondo: dagli antipasti….testaieù della tradizione al pesto genovese, torte di verdura le più disparate, affettati e focaccia calda…..
ai primi…..paste…mandilli e picagge, ravioli, tortelli tutti rigorosamente fatti in casa e a mano, conditi con ragù in bianco, alle noci e al delizioso pesto.
Nei secondi gli animali da cortile e l’orto, fanno da padroni….gallina ripiena…. Coniglio alla genovese…..per i curiosi….vino, olive taggiasche, noci e pinoli….ma anche verdure dell’orto ripiene alla ligure….i cavoli sono un delizia….
Dolci fatti in casa….neppure dirlo…..
Una cantina di vini del territorio…..ma anche altro….di livello.
Tutto molto bene dunque??
Non tutto il conto, non è esagerato ma è più da ristorante che da trattoria casalinga…..e più casalinga di così….sei in casa loro……

SPILUCCANDO 25 - Casa Zanni - Verrucchio


Venivo a Casa Zanni, nell’entroterra riminese quando la piccola trattoria era poche stanze con un grande fuoco….sulla brace.... rosticciana, carne rossa e bianca.
Il meglio era la signora romagnola che rigorosamente vestita di bianco lavorava farina ed acqua per sfornare a ritmo continuo grande piadine che venivano servite calde con i migliori affettati della zona ed formaggi più molli dello Squacquerone.
Una delle prime volte che sono arrivato quassù ho trovato un Walter Chiari giovanissimo, in tournèe penso sulla costa…..allegro e felice…assai…per il buon vino e le meravigliose piadine

Negli anni all’antica sede si è affiancato un modernissimo ristorante, con veranda e giardino, una macelleria e salumeria con i migliori salumi e le carni locali, la gelateria, la steakhouse, una cantina con botti e migliaia di bottiglie e per finire una attrezzata Tenuta Agricola, sulle adiacenti colline, per uve e vini della tradizione locale, olivi e frutta.
Un impero dell’enogastronomia, uscito da molti lustri di duro lavoro nella botteguccia di paese.
Come si mangia ora?? 
Bella domanda, certo c’è tanta gente, tanti gruppi, ma nelle vecchie salette, se trovi posto, si sta bene …come sempre.
La Piadina è sempre fatta espressa…. ora da più donne… sempre vestite di bianco,… sempre calda, perche sostituita di continuo…..

i salumi sono garantiti dalla casa, come la carne ed i vini, molte cose sono prodotte da loro stessi….altro che Kilometro zero.
Insomma non si sta male anzi la tradizione è rimasta: piadina, affettati, squacquarone, carne sulla brace. 
Ora se vuoi puoi trovare molto di più….il menù si è allargato e molte altre cose si possono assaggiare a cominciare dai tradizionali passatelli…ma io preferisco stare sul classico: vengo quassù per un abbuffata di piadina fatta come si deve… calda….affogata in un squaquerone che si scioglie in bocca.
Il conto non è lievitato come le stanze del locale….ci siamo sempre con il rapporto prezzo qualità.
Se vuoi dare un senso culturale a questa digressione kilometrica nell’interno romagnolo, puoi andare a visitare l’abbastanza vicino l’antico castello di San Leo, con i segreti di Cagliostro.....la digestione è assicurata.

venerdì 17 agosto 2012

SPILUCCANDO 24 - Trattoria al Castello - Donnafugata

Torniamo in Sicilia, nella parte più meridionale, più vicina all’Africa, che va lungo la linea Trapani, Ragusa Ibla, Siracusa, che mi affascina sempre più e che mi porterà a descrivere molte trattorie locali, da Capo Passero a Noto, da Ibla ad Ortigia e molti ancora.
Siamo a Donnafugata, piccolo paese fra Vittoria e Ragusa, famosa per il pregevole Castello.


La trattoria si chiamo appunto al castello ed è ad un passo dall’ingresso dalla dimora ove, narra la leggenda, Bianca di Navarra vedova D’Aragona, e vicaria del Regno, trovò rifugio dal cattivo di allora, Conte Bernardo, che la bramava per lussuria e per la corona, più prosaicamente.
Il Castello, ovvero questa grandiosa e fastosa residenza di nobili siciliani succeduti nei secoli e sempre potenti….uno degli ultimi, Barone Corrado riuscì financo a far deviare la costruenda linea ferroviaria per farla passare, con relativa stazione, nei pressi della sua dimora.

All’imbocco della piccola strada che porta al Castello e pressoché unito ad esso vi è il Ristorante, locali ampli, attrezzati per gruppi….ma questo non deve preoccupare…si mangia bene, anche le specialità ragusane…le scacce, con vari ripieni, 

la ricotta calda, i ravioli ai quattro sughi: maiale, pistacchio, carciofi e noci, l’agnello, il maiale ripieno ed dolci, molto buoni….ma soprattutto un conto CIP…. veramente CIP.
Un particolare curioso, che la dice lunga sulla tipologia popolare del locale è nel menù alla voce “coperto”: 2 euro per coloro che non mangiano e usufruiscono del coperto….veramente unico…..dovrebbe colpire quelli che si siedono e spliluccano le porzioni abbondantissime di quelli accanto.

Possibilità di acquistare per portare via, prodotti tipici da loro preparati.

mercoledì 15 agosto 2012

SPILUCCANDO 23 - Diana - Bologna


Una sera in inverno, tornando dall’adriatico, arrivati a Bologna trovai una nevicata eccezionale…..cadeva la neve a fiocchi grossi, pesanti e aveva attaccato in terra già per oltre 20 cm.
Provai a mettere le catene…e come al solito non mi riuscì….da allora in inverno gomme da neve….ma quella sera non saper mettere le catene fu una fortuna.
Infatti mentre giravo lentamente per Bologna per trovare un garage che me le mettesse, Isoradio comunicò che il valico di Roccobilaccio e quindi l’autostrada per Firenze era stata chiuso,….se avessi messo le catene e fossi partito subito sarei rimasto bloccato sull’autostrada, al gelo, come tanti disgraziati, quella notte.
Avendo un po’ di esperienza in queste cose mi precipitai a cercare una camera in un albergo, per passare la notte e… feci non bene…benissimo…infatti quella notte, riempite tutte le stanze disponibili di hotel e affittacamere, i viaggiatori bloccati dalla chiusura della autostrada ed imprevidenti dormirono in terra nella Hall degli alberghi, su divani e tappeti, ammonticchiati uno sull’altro.
Sistemato bene e per tempo andai a spasso per Bologna, sotto i comodi portici che accompagnano le vie principali.

Ad un incrocio, vicino Piazza Maggiore, mi trovai davanti al Ristorante Diana, che sapevo essere stato tanti anni fa e per tanti decenni un classico della ristorazione felsinea.
Ricordavo che era da tempo passato di moda….svacchito dalle orde di turisti alemanni facenti tappa obbligata a Bologna e al Diana, in trasferimento per le spiagge e le balere della Romagna.
Incuriosito dalla tradizione e considerando che era inverno pieno e che mangia crauti non ve ne dovevano essere in giro, sono entrato per cenare.
Non mi sono pentito: un locale di atmosfera, demodè ma con un grande fascino, menù tipico locale…ma con particolari di grande interesse.
Fui colpito subito dal collo di gallina ripieno con maionese fatta in casa, così gialla che sembrava dipinta….ma di una bontà unica.

Per il resto andai nell’ovvio…ma… anche nel buono… con tortellini in brodo, bolliti con salse e per finire pere cotte rosso cardinalizio con macchie brune di prugne.
Conto onesto. Una occasione imprevista, ma positiva.   

SPILUCCANDO 22 - Da Remo - Vicenza



E’ tempo di vacanze, di viaggi ed allora inizio a raccontare di buone trattorie vicine ai caselli autostradali, che amo frequentare quando ho tempo, per non mangiare i soliti precotti dei Grill.
La trattoria da Remo è vicino all’uscita della Serenissima a Vicenza est, nella dipendenza di una celebre villa veneta.
Locale moderno, ampio, servizio celere come si conviene per chi viaggia ed ha sempre premura.
I piatti della tradizione venete sono molto buoni……il baccalà alla vicentina una delizia, merita solo quello la sosta.

Si chiama baccalà ma è Stoccafisso in vero, stesso pesce veloce del Baltico, lo Stocco essiccato ai gelidi venti del Nord, il baccalà conservato nel sale.
E’ passato del tempo quando il capitano veneziano Pietro Querini, a metà quattrocento, naufragò su una delle isole più sperdute della Norvegia.
Tornando a casa, il capitano portò con se un pò di quel pesce secco che molto piaceva ai Norvegesi. 
 

Arrivato in patria, i cuochi veneti furono entusiasti dallo stoccafisso che poteva essere un alternativa conservativa del pesce fresco. Per questo inventarono un modo per rendere squisito ed unico questo pesce disseccato, creando un piatto popolare e della tradizione che dopo oltre 600 anni è sempre amato….e cucinato.
Non solo Baccalà in questa trattoria…ma tutti i piatti della tradizione veneta…ben cucinati.
Prezzi nella norma. 

SPILUCCANDO 21 - Da Nerbone - Firenze


Se dovessimo dare un Oscar alle trattorie, Nerbone, sarebbe sicuramente nella Top Ten, soprattutto per la location, ma anche per il calore umano….anche troppo e per la cruda drammaticità dei mangiari di una volta…..divorati come una volta.
Nerbone è una trattoria sui generis…..un trippaio che si è allargato….nel corso dei secoli, perché è dal 1872, che Nerbone è all’interno del Mercato centrale di Firenze, il San Lorenzo. Un mercato di vettovaglie e di erbe, molto carino e vissuto.

In uno degli angoli del quadrato del mercato, si trova un banco, con davanti quattro o cinque tavoli di marmo, non apparecchiati.
Da Nerbone trovi sempre il panino con la trippa,

il lampredotto bollito, anche sul riso, e ancora due o tre piatti della tradizione, secondo il giorno.
Il tutto servito in piedi…. in mano…..anche con scodelle traboccanti di bollente brodo di fagioli cannellini…..se trovi posto nei tavoli di marmo senza alcuna apparecchiatura buon per te…..se no fai in piedi….sono cavoli tuoi insomma, con molta attenzione alle gomitate che sono propedeutiche a vistose macchie d’unto sui vestiti.
Da mezzogiorno alle 14 è ressa e gomitate per approfittare di questa meravigliosa umanità gastronomica….infatti alle 14 chiude il Mercato e chiude Nerbone.
Chi non ha provato questa pseudo trattoria, non può dirsi un gastronauta…..vi è tutta l’essenza vera del mangiare genuino…..spartano….del cibarsi per vivere del passato e del cult narcisistico nazionalpopolare dell’oggi.
Vino a bicchiere, conto CIP  e macchie assicurate di Lampredotto, su cravatte e camicie

SPILUCCANDO 20 - Chalet del Pescatore - Tarquinia Lido


Vado a Roma e torno per la Tirrenica, lo faccio ormai quasi sempre…la strada è bella, non ci sono TIR, si paga meno pedaggio, si risparmiano 50 km…ci si mette un po’ di più anche perché sei portato a non correre e a fermarti per mangiare in posti sconosciuti che la curiosità di gastronomo ti spinge a trovare.
A primavera inoltrata…partito nella tarda mattinata da Roma, arrivo in zona Civitavecchia – Tarquinia per l’ora della pappa.
Sono curioso di vedere anche la marina fra il nuovo porto delle navi da crociera di Civitavecchia e Tarquinia Lido che mi dicono molto cambiata in questi ultimi lustri.
Venivo a Tarquinia e anche sul suo mare, oltre 30 anni fa a caccia di allodole, che allora si faceva con il civettaro e la civetta viva….una bella e tradizionale caccia travolta dagli animalisti anticaccia….sempre in cerca di distruggere le più belle tradizioni dell’uomo cacciatore.
Entro sulla via che costeggia la prima spiaggia seguendo una traversa che dopo l’uscita dell’austrada si immette sull’Aurelia…..una via tortuosa prima e poi parallela al mare, con stabilimenti balneari senza soluzione di continuità.
Vado avanti fino a che non termina la strada all’argine di un torrente, la foce del Marta e qui entro in un ristorante di un bagno, che ha molte auto nel parcheggio….sintomo buono.

Si chiama Snoopy, arredo classico da bagno, molto spartano, finestre aperte, c’è un bel sole…si sta bene….ordino cozze 

e pesce fritto….cose semplici da trattoria, senza ricercare cose complicate.
Pesce fresco…ben cucinato…una vera trattoria di mare….prezzi CIP….
La location è quella che è…..ma il mangiare è valido….una deviazione opportuna del viaggio di ritorno verso Lucca 

lunedì 13 agosto 2012

SPILUCCANDO 19 - Da Damasco - Firenze

Vi sono trattorie che fanno parte della tua vita…dove sono molti decenni che vai…perchè sono sempre rimaste lì, dove tu vai o andavi abitudinariamente e poi sono rimaste nella tua memoria per alcuni piatti della tradizione.

Da Damasco è per me una di queste.
Fino a pochi anni fa ubicata in una vecchia casa con giardino sul Mugnone, a pochi metri dall’Ippodromo del Trotto, le Mulina, alle Cascine di Firenze.
Damasco era il titolare cresciuto in bottega, dove stava di oltre 50 anni, punto di ritrovo per cavallari, proprietari di cavalli, appassionati di Ippica.
I giorni di corse si mangiava a mezzogiorno preciso, perché alle 14,30 aprivano le danze…ippiche.
Da Damasco si mangiavano e si mangiano tuttora con suo figlio, cose tipiche toscane…ma soprattutto la bistecca fiorentina.
La migliore bistecca che puoi trovare, per me a Firenze. Alta, succosa, tenera, cotta sulla carbonella fine, su una rete da polli, a suo tempo.

L’unico vero problema da Damasco era la scelta del menù, perché se mangiavi la fiorentina, enorme, che dovevi finire per forza…se no Damasco lanciava alte grida di sdegno che arrochivano tutto il locale, non potevi degustare i crostini di frattaglie, con pane casalingo bagnato nel brodo di gallina, finocchiona e affettati da leccarsi i baffi, polpette al sugo, trippa, minestrone, pallette, lepre in salmì ed una superba minestra sui fagioli…cannellini, come usa a Firenze.
Ogni stagione aveva ed ha le sue primizie e da Damasco le trovavi puntualmente…i primi asparagi, piselli, funghi e tutto il resto….da impazzine le prime fave….con il formaggio baccellone del Mugello.
Damasco è morto più di un anno fa…..credo di crepacuore per lo sfratto della sua Trattoria, che si è trasferita, davanti in un orrenda nuova baita tirolese…..alla brace vi è il figlio…..che sta andando molto bene sulle orme del padre, in cucina ancora la sorella di Damasco, in sala la moglie…anzi la vedova….tutto come prima per la cucina…ma l’assenza degli urlacci di Damasco si sente.
L’immancabile, pesante e squisita, zuppa inglese, fatta in casa, frutta di stagione al vino, vin santo e corretto di circostanza.
Un posto che non puoi dimenticare…ha perso un po’ di fascino demodè abbandonato forzosamente il vecchio e cadente locale sul Mugnone, ma anche nel nuovo la cucina e la fiorentina sono le stesse di sempre…..eccezionale.
Vengo spesso quando sono a Firenze a Damasco per la cucina, per la bistecca e perché mi ricorda la mia gioventù, quando venivo alle Mulina, con il mio quarto di cavalla, Guadalupe Est, che tante soddisfazioni mi ha dato in pista.

Pochi mesi fa è chiuso, dopo oltre 120 anni, anche l’Ippodromo…travolto come molti dalle scommesse in sala corse, dagli intrallazzi sulle scommesse….una volta andavi a vedere i cavalli correre e scommettevi qualcosa per appassionarti di più…..adesso si scommette solo per puro interesse…non importa che corre…..cavalli o rane, fa lo stesso….l’imperativo è scommettere, vincere, truffare…..e così anche il mondo romantico delle corse dei cavalli sta scomparendo.

SPILUCCANDO 18 - La stalla della Caveja - Pietrovairano


Pietravairano è Il primo paese che si trova, uscendo dall’autostrada per Napoli, per prendere la scorciatoia per Benevento e la Puglia, strada che molti anni fa veniva sconsigliata di notte, per le rapine e i rapimenti che io invece ho sempre fatto, anche con auto sgangherate, quando andavo al mare in Puglia.
Un caratteristico paese di origine medievale, con un torrione in vetta, sotto un aspro monticello, immerso in una campagna fiorente come il Casertano è.
Mi sono fermato più volte perché la Stalla della Caveja, una locanda rustica e carina, tutta in pietra, è un cult nel suo genere.
Il suo proprietario ha poderi e stalle o li hanno i suoi amici e serve nel ristorante solo prodotti suoi o di loro.

Gli antipasti sono una marea e tutti con prodotti dell’orto o della stalla.
Vassoi infiniti con verdure e ortaggi preparati in tanti modi diversi, mozzarelline di bufala che si sciolgono in bocca, ricotta ancora tiepida dalle mani del pastore ed ancora Cagliata, pomodorini sfiziosi in tante maniere, salumi artigianali.
Nei primi poi si raggiunge il sublime: zuppa di cicorie e cicerbite, pancotto e broccoli, il tutto condito con olio vergine locale.
I secondi di carne meno interessanti, ma molto buoni ma io quando ci sono prendo le uova di faraona, del pollaio vicino, stufate con i pomodorini.

Anche i dolci hanno origine in loco e meritano gli etti che ti faranno prendere.
La sorpresa è il conto….veramente equilibrato e CIP, per questo tutte le volte che devo passare da qui….mi fermo….perchè sarebbe stupido non fermarsi, anzi conviene valutare l’ora della partenza da Lucca, per arrivare qui all’ora di pranzo

SPILUCCANDO 17 - San Marco - Ponte di Legno

Un paio di anni fa sono tornato in dicembre nella mia città natale, Bolzano, per visitare i Mercatini di Natale, molto affascinanti, ma rischiando il congelamento nonostante i molti Glühwein ingurgitati (vin Brulé).

Per tornare a casa ho voluto fare una strada diversa e sono passato dal Passo del Tonale, dove c’era sempre molta neve, senza nessuna paura con i pneumatici da inverno, per arrivare all’ora di pranzo a Ponte di Legno.
Mi sono fermato in centro del paese, molto ben tenuto…ma bloccato da lavori per un immenso parcheggio sotterraneo, per cercare una trattoria dove desinare.
Sono entrato in posto carino, molto legno…caldo e accogliente, dal nome San Marco.
L’offerta culinaria tutta incentrata sui prodotti della Montagna, prosciutto di cervo ma anche….mai sentito prima…prosciutto di Pecora….mah!! 

Mangiabile, ma nulla di che.
Ottimo il salmì di capriolo con i tradizionali canederli (che mi piaccio assai di più in brodo come fanno in Tirolo) per finire a formaggi rari e molto interessanti…
Giudizio positivo quindi…ma chissà, se il buon Umberto, lo condivide…non ho approfondito….mi aspettavano ancora molte ore di macchina, anche se costeggiare il Lago di Iseo è stato molto piacevole.

sabato 11 agosto 2012

SPILUCCANDO 16 - Le Botteghe - Matera


Matera è la città di mio padre Luigi, anzi Gino, la città dei Colucci……in antico piccoli Baroni terrieri, latifondisti, rovinati ai primi del novecento dalla filossera e dalla siccità.
Ultimo barone mio nonno che si chiamava come me, FrancescoPaolo Colucci.
Dove FrancescoPaolo è in onore, nel sud, di San Francesco da Paola, un santo controverso, emigrato in Francia, alla corte dei Re francesi….da visitare nelle Calabrie il Santuario, scavato nella montagna….una cosa molto suggestiva.
Mentre Colucci viene da San Nicola, vescovo di Bari, guerriero, con i suoi fidi che si chiamavano i Nicolucci…da cui per aforesi…Colucci.
Mi si perdoni le digressioni…ma quando si parla di Matera……mi perdo nei ricordi…..

Torno volentieri a Matera, anche se non ho più parenti vivi…..stretti…..perchè è una città unica al mondo, aspra e difficile…ma di un fascino molto speciale…quando sono a Matera, mi sento a casa….anche se sono nato a Bozen, in vero e vissuto solo in Toscana, fra Montecatini, l’Ardenza, Pistoia e Lucca, seguendo gli spostamenti lavorativi di mio Padre.
A Matera conosco molti posti “onesti” dove degustare i tipici mangiari lucani e pugliesi, dato che Matera è sul confine fra le due regioni, ma ne voglio ricordare uno solo, nell’affascinante Sasso Barisano, le Botteghe, con locali scavati in buona parte nel tufo e dove, su un grande bracere, si arrostisce che di tutto, pecora, maiale, salsiccia piccante o con il finocchietto selvatico….la famosa "lucanica", in punta di coltello, che ha trovato i natali proprio in questa regione.
Si arrostiscono anche le “gnumeredde”... coratella d’agnello, che veniva cotta in passato nei forni dei macellai di allora per chi non aveva in casa….ovvero nei Sassi, la possibilità di braceri e forni.
Gli antipasti sono rigogliosi di verdure e insaccati….  .una pasta fatta in casa nel regno del grano duro, condita con un pommarola casalinga che si taglia con il coltello…
Da assaggiare la Manteca….un formaggio che nasconde all’interno un saporito burro giallo, unico modo di conservarlo dalla calura estiva, in un passato senza frigo.

Vini gagliardi ormai addomesticati ai gusti del terzo millennio….quando venivo con mio padre da ragazzo a Matera, il vino aveva 18 gradi al minimo, forte e greve e a me veniva allungato con la gazzosa……la bibita dei ragazzi di allora.
Molte altre sono le locande dove mangiare bene, tipico, con pochi spiccioli, facendo un salto indietro nel tempo.
Mi ricordo verso la fine degli anni ’50 con quanto orgoglio mio zio Mimì (Domenico) capostazione di Matera, di una linea a scartamento ridotto, che “spalettava” due o tre treni al giorno..... minuscoli trenini provenienti da Ferrandina, mi fece vedere l’erigendo “modernissimo” quartiere Venerdì, dove a forza furono trasferiti gli abitanti dei Sassi, che poco dopo furono abbandonati alla morte del tempo…..se non fosse tornato di gran moda …una ventina di anni orsono, di restaurare e far rivivere queste meravigliose primitive abitazioni dell’uomo, dalla preistoria in avanti.
   

SPILUCCANDO 15 - Da Angelo - Tortolì


Uno dei posti preferiti dove vado a caccia ai tordi di passo, in Sardegna, è Tortolì.
Un paesone, con annesso il vicino porto di Arbatax.
Nei dintorni, una natura selvaggia, aspra, spesso a picco su un mare meraviglioso …..anche d’inverno…..posti di eccellenza per uccelli migratori, per  il mare e le spiagge dorate e per il…… Porceddu.

Siamo vicini a Santa Maria Navarrese, spiaggia meravigliosa dove va da sempre l’amico Gigi, ma sono una decine le spiagge tutte interessanti intorno ad Arbatax.
Vado spesso a cenare in una locanda, molto rustica, ma pulita ed attrezzata nel centro del paese di Tortolì, da Angelo....locanda con camere. per dormire....linde e poco costose.
Il pranzo si fa al sacco, nelle poste battute dal vento odoroso di Mirto, con un sole invernale….che sembra estivo….tante padelle... su Tordi in picchiata, nel vento, con le canne del 12 che ti bruciano in mano. 
La sera all'imbrunire due passi alla ricerca delle Regina dei boschi...della nobiltà venatoria....con il lungo becco...e per fare i.... mitici crostini... 
Angelo cucina dei Porceddu meravigliosi, 

dei fantastici “su lardu istiddiadu pro su anzone arrustu” (agnelli arrosto lardellati), delle Seadas dove il pecorino soavemente si sposa con un miele amaro e dolce insieme.
Se ami il fiore sardo o i malloreddus, sei a casa, da Angelo.
Anche la famosa pecora bollita sarda la puoi trovare a volte……ma non è una ricerca che mi attrae...... l’ho sentita anni fa, perché uno che si definisce esperto in enogastronomia, deve aver provato tutto…..ma fatta l’esperienza... non tragica nel gusto direi….ma complicata nell’odore…….preferisco altre cose….meno puzzolenti.
Prezzi CIP.
Per gli amanti della bottarga di muggine, una grande stagno comunicante con il mare ove una forte cooperativa di pescatori produce e vende a prezzi onesti, un’ottima bottarga, con cui rifornisco il mio frigo, per tutto l’anno.