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giovedì 24 novembre 2016

E' l'ora della responsabilità

E' l'ora della responsabilità....
La situazione del paese, la crisi internazionale che non finisce mai, le turbolenze dei mercati che rischiano di rimettere l'Italia al centro delle speculazioni, impongono un momento serio di riflessione e di responsabilità.
Purtroppo un referendum confermativo chiesto da Renzi per rafforzare la politica delle riforme ed avere maggior forza in europa è diventato il cavallo di troia di una coalizione di forze eterogenee, conflittuali fra loro, ma unite nel ricercare lo sfascio ognuno con le proprie motivazioni:
I Resti di Forza Italia, versione Berlusconi sono per il No con la speranza di indebolire Renzi e tornare ad occupare qualche scranno di governo
I foreing fighters di Forza Italia per conto della Lega in cui confluiranno prossimamente, votano No per togliere a Berlusconi l'alibi per tornare con Renzi.
La Lega e Grillo, votano No per andare alle urne subito, fregandosene di cosa succede al paese, per lucrare sull'aggravarsi della crisi per vincere le elezioni.
D'Alema, Bersani, Vendola e tutti i vetero comunisti votano per riprendere il controllo del PD
Casa Pound, Meloni e i fascisti vecchi o nuovi votano No convinti che si creeranno nuovi spazi per una rivincita della destra estrema.

La palla è però in mano ai cittadini con il voto e la maggiore responsabilità è di quella maggioranza silenziosa che ha sempre fatto muro nei momenti di pericolo per il paese.

Ha fatto muro nel 1948 quando erano in gioco le libertà democratiche minacciate dal Comunismo Staliniano.
Ha fatto muro negli anni '60 quando Tambroni cercò di riportarci agli anni bui del fascismo
Ha fatto muro alla fine degli anni '70 quando con il compromesso storico si voleva normalizzare il paese nel nome del catto-comunismo.
Ha fatto muro nell''85 votando il Referendum sulla Scala Mobile portato avanti da Craxi e che, vinto, portò al miglior momento economico dell'Italia
Ha fatto muro nel 1994, quando il comunista sicuro vincitore Occhetto venne asfaltato da un neofita liberale, Berlusconi.

E' a questa maggioranza silenziosa che sono ancora una volta affidate le sorti positive dell'Italia.
La loro presenza ai seggi, il loro voto responsabile per il SI' sarà ancora una volta determinante per impedisce agli sfascisti di destra e di sinistra di affossare l'Italia.

Per questo un folto gruppo di intellettuali con alla testa Marcello Pera, Presidente Emerito del Senato, hanno messo la faccia per stimolare i ceti moderati ad andare al voto e votare SI'

Votare è essenziale, votare SI' una necessità vera, per non avere poi regretti e rimpianti.



venerdì 18 novembre 2016

Il ricordo di un amico di nome Giorgio Mura

Come ho fatto per Antonio Possenti vorrei ricordare un caro amico a un mese dalla sua scomparsa raccontando un episodio molto colorito e dimenticato vissuto insieme quasi quaranta anni fa.
Domenica sera 23 novembre 1980 un devastante terremoto distrusse il sud d'Italia: 600 paesi distrutti, circa 3.000 morti. Il giorno dopo l'USL di Lucca, di cui ero allora uno degli amministratori, organizzò una colonna di soccorsi, con una sala operatoria mobile, 47 fra medici ed infermieri, fra cui il nostro Giorgio Mura, una squadra attrezzata di Vigili del Fuoco e una di operai del Comune con i loro mezzi.
Con una scassata 500 di allora, Bullentini ed io, amministratori con delega all'Ospedale, ci mettemmo in moto scendendo con questo corteo di uomini e mezzi lo stivale per arrivare il giorno dopo a Calabritto, completamente distrutto e con oltre 100 morti. Di questo terremoto ha già scritto in questo Blog il primo di settembre di quest'anno e quindi non mi dilungherò.
I primi quattro giorni furono tremendi duri e difficili, il personale tecnico, i medici e gli infermieri, fecero miracoli lavorando giorno e notte, più notte che giorno visto il tremendo buio senza luce elettrica di un fine novembre umido e freddo.
Poi finalmente arrivò l'esercito, con gli elicotteri, la cucina da campo le cellule fotoelettriche e la vita dei superstiti e anche la nostra migliorò, fino a farci considerare la possibilità di un ritorno a casa dopo una settimana di duro lavoro.
Il giorno fissato per il ritorno, un violento fortunale si abbatté sulle rovine di Calabritto e sul nostro campo, una fredda acqua scrosciante e una fitta nebbia ci impedivano di vedere. Le operazioni di smontaggio e partenza furono veramente proibitive.
Provammo a recuperare tutti per partire e affidammo ad uno dei medici il compito di contare tutto il personale sanitario che doveva salire sul nostro Bus, mentre noi, con la nostra 500, facevamo avanti e indietro per far partire tutti gli altri nostri mezzi di soccorso impantanati, i pompieri e gli operai. 
La colonna si mise finalmente in moto e scendemmo a valle in una furia di acqua, freddo, vento e nebbia. Appena fuori del cratere del terremoto, trovando un Bar intatto, ci fermammo per far ristorare tutto il personale bagnato fino alle ossa e anche ricontare le quasi 100 persone del nostro convoglio.
Con grande sorpresa dovemmo constatare che mancava un infermiere.
Il medico nella confusione si era sbagliato nel contare il personale sanitario sul bus.
Mancava Mura, che con quella generosità che ha sempre caratterizzato la sua vita, era tornato sotto il diluvio a verificare se non vi fossero allieve infermiere rimaste al campo e che tutte le attrezzature fossero state imbarcate sui mezzi.
Nella confusione l'avevamo abbandonato là.
Con un auto tornammo indietro e lo trovammo che si era incamminato a piedi, sotto il diluvio, per venirci dietro.
Era ridotto una maschera di fango, un pulcino bagnato, incazzato nero.
Gli spiegammo che il medico si era sbagliato a contare ed eravamo partiti. Non dico il nome del medico perché l'errore ci stava tutto, vista la situazione in cui operavamo e poi perché è divenuto oggi un medico importante e se vuole dirlo lo farà lui, visto quello che poi è successo.
Perché appena arrivammo al Bar dove ci aspettavano tutti, Giorgio schizzo dall'auto, entro nel Bar e visto il medico gli affibbiò un gancio al mento che lo stese sul pavimento secco.
La scena era tragica, ma dovemmo trattenere a forza un riso isterico: un medico steso a terra a pelle di leopardo e una specie di Ulk che non si riconosceva più tanto era coperto di fango e acqua, che lo guardava atterrito per quello che aveva fatto.
Durante il viaggio di ritorno riuscimmo a calmare entrambi e così la vicenda poté essere recuperata senza provvedimenti disciplinari importanti e senza querele grazie anche al medico indulgente, che si rese conto dei duri giorni da cui venivamo, della situazione di Mura abbandonato nella tempesta mentre faceva con la solita generosità più del suo dovere.
Questo è il Giorgio che voglio ricordare.....sempre in prima fila per dare agli altri, sempre entusiasta del suo lavoro, spontaneo e sanguigno in ogni sua reazione. 
Ciao Giorgio...a presto

francesco colucci


domenica 13 novembre 2016

Lucca: i due candidati dietro l'uscio.....

Sono ormai mesi che sulle prossime elezioni al Comune di Lucca, aleggiano due "candidati ombra" autorevoli, con buone possibilità di vittoria, ma per ora cocciutamente.... solo sull'uscio.
Uno per il centro-sinistra l'altro per il centro-destra.
Hanno molto in comune. Una lucchesità insistita, presenza, moderazione, capacità, posizione sociale, autorevolezza. Due ottime candidature, due possibili ottimi Sindaci.
E allora? ancora grande indecisione, per fattori oggettivi diversi ma reali.
Nel centro-sinistra uno scarso Sindaco uscente vuole la ricandidatura, forte di una masnada di supporter Lefebevriani, evocanti la fine di Sansone.
Nel centro-destra l'unica cosa che esista di organizzato è l'odio personale fra loro e un Candidato Sindaco, sia pure "tecnicamente" unitario, dovrebbe costruire da solo una costosissima macchina elettorale, per avere possibilità di vittoria.
Per questo ambedue, recentemente ri-sollecitati a scendere in campo, hanno preso tempo, per aspettare il risultato del Referendum.
Siamo tutti in attesa delle loro decisioni...anche se, per esperienza, le candidature evocate e sofferte, raramente si concludono positivamente, con un finale classico: Vorrei.... ma non posso.
Esiste poi un fatto nuovo sulla scena lucchese.
I 15 Comitati di Liberi-SI di Lucca, che hanno in Marcello Pera, il Leader Nazionale, stanno incontrando uno inaspettato successo di adesioni e consensi, tali da far ragionare, se sia giusto considerare conclusa il 4 dicembre, l'attività organizzativa messa in piedi o dare un seguito a questo movimento spontaneo della società civile lucchese, fuori dagli schemi partitici, di destra e sinistra, per irrompere a scombussolare giochi e giochetti stucchevoli, sul futuro di Lucca.
Chissà...chi vivrà...vedrà.....


venerdì 11 novembre 2016

Viva gli ultra- settantenni!!!

A volte ho una discussione con le mie figlie, che accusano quelli della mia generazione di aver fatto la bella vita, dissipato le risorse del paese e mangiato le loro future pensioni.
Da qui la voglia di scrivere le bellezze della gioventù dei miei coetanei.
Noi oggi ultra-settantenni siamo nati in tempo di guerra, scappando da panzer tedeschi e bombe americane, fra stenti di ogni genere, ancor più accentuati nell'immediato miserevole dopoguerra.
Le nostre vitamine: il tremendo olio di fegato di merluzzo. La colazione: pane avanzato nel latte bollito. Merenda: fettona di pane con poco zucchero, bagnata con un acidoso vino rosso. Pranzo e cena: grandi minestroni, pastasciutte enormi. Carne, la pancetta tutta grassi e calli, solo alla domenica.... ma non sempre. Ristorante mai. Case senza riscaldamento centrale, con i camini o le famose "cucine economiche" a legna, che davano caldo in una sola stanza, acqua bollente e permettevano di cucinare senza consumare gas. A letto ti mettevano il "trabiccolo" con lo scaldino pieno di brace, per stemperare i pesanti lenzuoli mezzi di umidità. Luce elettrica fioca e subito a letto, per risparmiare. Il gabinetto spesso in fondo alla corte, con transito all'aperto. Il bagno una volta la settimana in un mastello di legno, con l'acqua calda portata a catini. Giochi: palline, tappini, campana, qualche pallone vecchio e pieno di corbezzoli, campi da gioco: la strada, polverosa in estate, acquitrinosa in inverno. Nessuna "paghetta". Edifici scolastici: bombardati, rabberciati, freddi, umidi, dovevi essere bravo a scuola, se no nocchini. Dopo la 3° o la 5° elementare spesso subito a lavorare. Da ragazzi pantaloncini corti in estate e inverno: fortificava. Scarpe risolate, con i ferretti al tacco, con cui almeno facevamo gli "schiocchi", giacche e cappotti dei genitori, rivoltate e rammendate. Capelli a zero, per risparmiare soldi e pidocchi.
Pochi potevano continuare alle superiori, ma se bocciavi c'era pronto il lavoro manuale.
Il professore aveva sempre ragione e se chiamava i genitori a rapporto, a casa "legnate".
Negli ultimi anni delle superiori, in estate, cercavi un lavoretto per avere una paghetta che ti consentisse un minimo di autonomia, ma una parte dovevi darlo in casa.
Famiglie chiuse, gerarchicamente organizzate, possibilità di viaggiare nessuna, soprattutto le femminucce, segregate in casa, fuori solo accompagnate. Di qui l'esigenza di sposarsi giovanissimi, per essere liberi, con l'obiettivo primario di fare famiglia e figli, lavorando ad occhi bassi.
Il lavoro era ferocemente gerarchicamente organizzato, i sindacati in fieri, per le ferie gara negli uffici a chi ne rinunciava di più, lo straordinario tutti i giorni, pagato poco e più spesso nulla.
La domenica il capo ufficio veniva a sistemare la sua scrivania e i quadri intermedi venivano ad ossequiarlo con le mogli, dopo la Santa Messa. Per colazione nessuno si azzardava a uscire, panino da casa e cameriere in ufficio con i bicchieroni di latte e caffè. Le poche ferie, al mare a spiaggia libera con il bus avanti e indietro, con panino e frittata nelle unte carte e acqua del rubinetto.
Poi..... verso la fine degli anni sessanta è iniziato il miracolo economico italiano e le cose hanno cominciato gradualmente a cambiare e i Socialisti hanno avuto un buona parte in questo...... ma la nostra gioventù era ormai passata.
Sulla gioventù delle odierne generazioni non importa che dica nulla, siamo noi ultra-settantenni che li abbiamo tirati su così, perché non volevamo che anche loro soffrissero una gioventù come quella nostra.
E allora mi sia consentito dire: Viva noi.....che abbiamo vissuto la nostra difficile gioventù con la rabbia di uscire dallo squallore della guerra e del dopoguerra, per essere liberi, per decidere il nostro destino, sempre con il sorriso sulle labbra, perché ritenevamo la vita bellissima da vivere, noi fortunati, che l'avevamo salvata dalla guerra.