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domenica 21 gennaio 2018

Lettera aperta al mio caro amico-nemico Aldo Grandi, a cui voglio teneramente bene, anche se spesso mi fa incazzare.


Vedi Aldo, siamo molto differenti, ma ci assomigliamo in alcune cose: siamo passionali nelle cose che facciamo e nulla ci importa di cosa pensa il benpensante su cosa diciamo e facciamo. 
A 75 anni solo tu e qualche altro può pensare che faccia battaglie per  qualche obiettivo personale. 
Mi batto e mi batterò finché avrò fiato o finché non mi metteranno in un ospizio, per le miei idee, i miei ideali, la società civile che vorrei lasciare alle mie figlie e a mio nipote.  A Lucca e in Toscana ho amministrato pressoché tutto il possibile, per oltre 20 anni. Come dirigente pubblico vincitore di concorso nazionale, ho lavorato in tanti uffici dello Stato e della Regione. Con i lavori che ho gestito nel privato, ho fatto fin qui 17 lavori diversi.
Sono un irrequieto come te e come te hai fatto con successo, ora sto per pubblicare un libro, se Dio mi darà vita.
Sono cresciuto nella prima repubblica ove, al di là degli errori di una classe politica che si riteneva al di sopra di tutto, la battaglia era sulle idee, sulle ideologie, sui programmi che erano nettamente e visibilmente diversi. 
Nella mia lettera che hai cortesemente pubblicato ho spiegato che dopo una vita intrecciata nel bene e nel male con l’idea socialista riformista non potevo, in vecchiaia, cambiare sponda.  
Quando il partito socialista è stato “gasato”, mai mi sono mai iscritto ad un altro Partito, ho scelto di impegnarmi in movimenti civici, nell’ambito del centro-sinistra, ma sempre da anticomunista convinto come sono. 
Credo nelle scelte politiche moderate ma di sinistra, perché il lavoro e la giustizia sociale devono essere al centro di ogni società civile o come dicevamo allora: ci battiamo per il Merito e il Bisogno.
Per chiudere la litania degli orfani della vittoria negata a Lucca, ti posso assicurare che Vittorio Sgarbi nel darci l’utilizzo del suo simbolo elettorale per il Comune, ha sempre detto che in caso di ballottaggio avremmo votato Tambellini. Altri hanno fatto delle moine. 
In queste elezioni politiche Sgarbi ha cercato di farci correre da soli, poi ha dovuto cambiare idea di fronte alle difficoltà oggettive di una legge elettorale che uccide chi non si apparenta. Lui ha scelto il Berlusca io la Bonino.
Con Vittorio siamo ancora amici e ci potremmo, spero, anche ritrovare, in questa assurda e sgangherata seconda repubblica, dove nulla è mai definitivo.
L’ipotesi di un “serrate al centro”, dopo, non è certo fantapolitica. 

Ciao, francesco colucci