Follow by Email

sabato 16 settembre 2017

Le occasioni perse per il bello di Lucca

Ho scritto di recente delle occasioni perse a Lucca per mettere in mostra vestigia del passato rinvenute durante gli scavi in città. Vicolo San Carlo ove è presente nel sottosuolo, emersa durante i lavori, una domus romana quasi intatta e che poteva essere lasciata a vista con una pavimentazione in acciaio e vetro o gli scavi attorno l’anfiteatro ugualmente interessanti se lasciati visibili. Diversi sono stati i casi di rinvenimenti di vestigia medievali e romane negli scavi di scantinati e ristrutturazione di palazzi nel centro che potevano vedere una loro possibile valorizzazione, anziché ricoprire il tutto a futura memoria. In questi casi occorreva trovare accordi con le proprietà private per possibili utilizzi anche pubblici. Per  non parlare delle necessità che Palazzo Guinigi ospiti in alcune delle innumeri sue sale i reperti degli scavi archeologici sepolti in qualche sottoscala della Soprintendenza.
Offrire al turista più impegnato la possibilità di vedere antiche vestige storiche in più punti della centro storico, liberamente, migliorerebbe l’interesse per vedere e soprattutto tornare a Lucca e per una accoglienza più articolata sulle bellezze della città. Certo occorrerebbe una Soprintendenza più “moderna” e disponibile al di la della mera conservazione sotto terra.
Ci sono esempi di Soprintendenze più attive in questi casi, basta ricordare quella di Roma, audace nel introdurre una conservazione attiva e soprattutto aperta al pubblico.

Per gli scettici ricordo uno degli ultimi interventi della Soprintendenza Romana in accordo con i privati, ripubblicando un articolo di Alberto Custodero apparso su Repubblica.it del 16 settembre 2017, sul ritrovamento e la valorizzazione dell’antica Acqua Virgo.


Eccezionale ritrovamento in via del Tritone Sotto la Rinascente scorreva l'Aqua Virgo. Domus, tabernae, terme e acquedotto, così era Roma. All'interno di uno spazio pubblico, aperto e senza biglietto - annuncia il soprintendente Prosperetti - verrà offerto qualcosa di unico al mondo
Le arcate dell'Aqua Virgo erano accanto a noi, nascoste dalla storia. E sono riemerse dal passato quasi per caso, durante i lavori di edificazione del nuovo complesso della Rinascente tra via Due Macelli e via del Tritone inaugurato il prossimo 12 ottobre. Un tempo in quell’angolo di città tra Palazzo Chigi, Piazza di Spagna e Fontana di Trevi c’erano gallerie commerciali e uffici. Per costruire il nuovo edificio dell’azienda di grandi magazzini (una volta della famiglia Agnelli oggi del thailandese Group of Companies), è stata buttata giù la palazzina risalente agli anni Cinquanta e ne è stata costruita una ex novo. Scavando per il consolidamento delle fondamenta, tuttavia, sono spuntate tracce di antichi insediamenti che hanno richiamato l’attenzione degli archeologi della Soprintendenza. Sono bastati alcuni carotaggi sulle pareti perimetrali per svelare la presenza di una antichissima ‘opera reticolata’.
Per gli appassionati di storia è stata una eccezionale notizia, per la Rinascente un po’ meno, visto che s’è dovuta sobbarcare il 100 per cento delle spese di recupero. E ha dovuto mettere a bilancio i costi di due anni di ritardo dei lavori. Per Francesco Prosperetti, Soprintendente di Roma, «la scoperta di ben 15 arcate dell’Acqua Vergine, tra i più cospicui pezzi di acquedotto romano all’interno della città, grazie alla collaborazione tra pubblico e privato, ha permesso la creazione di una nuova e preziosa area archeologica all’interno di Rinascente.

 Una valorizzazione che è il frutto di una visione coraggiosa e innovativa dei Beni Culturali della Soprintendenza Speciale di Roma». All'interno di uno spazio pubblico, aperto e senza biglietto - spiega ancora Prosperetti, verrà offerto qualcosa di unico al mondo: le arcate dell’Aqua Virgo, accompagnate da un racconto filologico con la suggestione delle ricostruzioni in realtà virtuale, che aiutano a conoscere l’acquedotto e la storia di quella parte della Roma barocca topograficamente così significativa sin dall’età antica. L’area scavata sotto la direzione degli archeologi ha restituito una porzione di tessuto urbano quasi intatto che ha consentito di ricostruire l’evoluzione storica del settore della Capitale compreso tra il Pincio e il Quirinale. Sono così spuntati i resti di due acquedotti e della Salaria Vetus con dei sepolcri monumentali che vi si affacciavano (I a.C). Di insulae e tabernae di prima e media età imperiale. Di una domus signorile impreziosita di uno stibadium, una sorta di divano triclinare dove i ricchi signori si mettevano a mangiare (il secondo noto a Roma dopo quello del Palatino). E di un piccolo impianto termale ( balneum) del IV d.c. Tutto decorato con mosaici e pavimenti in marmi policromi.