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mercoledì 28 novembre 2012


Mi sia consentito di tornare sulla Tassa di Soggiorno improponibile nel modo posto dal distruttivo Assessore Favati, ma non da demonizzare. 
Istituire oggi a Lucca una Tassa sul Turismo di misura esagerata è folle e pericoloso. Ma le categorie turistiche devono valutare la realtà di oggi della Promozione turistica, che non esiste più, dopo l’abolizione delle APT e delle Province e la insipienza dell’odierna Itinera. 
I problemi sono tre: 
la dimensione della futura Tassa, che non deve superare un euro e cinquanta, l’applicabilità della Tassa che deve riguardare solo il primo giorno di soggiorno e non gli altri, in maniera da non penalizzare le permanenze di più giorni, 
la destinazione delle somme introitate che devono essere vincolate alla Promozione turistica, senza se e senza ma, con un controllo attivo delle Categorie Turistiche. 
Una vera Tassa di scopo di  misura modesta e solo sul primo giorno di arrivo e non sulle presenze. 
Per la gestione di queste somme il Comune dovrebbe delegare la Camera di Commercio, a realizzare iniziative promozionali in Italia ed all’estero, in cui il Comune mette l’intero importo della Tassa e la Camera di Commercio strutture e personale, per realizzare eventi e fiere, in collaborazione con le categorie turistiche. 
L’utilizzare la Camera che ha già strutture delegate alla Promozione economica vuol dire avere importanti risparmi su personale specializzato e con esperienza nel settore della Promozione. 
E’ ovvio che il Comune potrà mantenere il potere politico di indirizzo sulle mete e gli obiettivi della Promozione

Francesco Colucci .  


martedì 27 novembre 2012

Alla scoperta delle Tradizioni Natalizie.


Con questo Post inizio la collaborazione con la signora Nicoletta Franzosi con lo scambio, fra noi, di articoli di turismo ed enogastronomia e informazioni pubblicitarie. 
Allarghiamo così le conoscenze su un settore che mi sta particolarmente a cuore, per gli amici che seguono questo mio Blog, con articoli di sicuro interesse, realizzando anche un modo diverso per conoscere le molte realtà del pianeta terra agli appassionati di viaggi, di buona cucina, di tradizioni e di eccellenze......
Ovviamente continuerò a pubblicare le miei valutazioni sul turismo e sulla politica e soprattutto sui Ristoranti che ho personalmente visitato in ogni paese da me attraversato per diletto e per lavoro nella mia lunga vita (per ora) e che sto assemblando per la pubblicazione della mia prossima particolare Guida che si chiamerà Spilucando.  
francesco colucci 

L’albero di Natale del Rockefeller Center
Vetrine addobbate, luci colorate, musica tradizionale, non c'è città migliore di New York per lasciarsi conquistare dall'atmosfera natalizia. Ma tra i maestosi grattacieli e i lussuosi hotel a New York si cela un'attrazione capace di lasciare tutti senza fiato: il maestoso albero di Natale del Rockefeller Center. Divenuto ormai una tradizione delle feste, il Natale arriva a New York assieme all'altissimo albero che domina le piste di pattinaggio più famose al mondo. Nelle suggestiva cornice del Rockfeller Center, infatti, ogni anno tutta la nazione segue, dal vivo o in diretta TV, la cerimonia di accensione dell'albero, che segna l'inizio delle festività. Quest'anno le migliaia di luci che addobbano l'albero saranno accese dal sindaco di New York il 28 novembre 2012 e continueranno a illuminare il Natale degli americani e dei turisti che affolleranno gli hotel di New York fino al 6 gennaio 2013. L'albero del Natale 2012 sarà l'ottantesimo giunto a New York. Ma quando e come è nata questa secolare tradizione? Il primo albero fu posizionato davanti al Rockefeller Center alla vigilia di Natale del 1931, dagli operai che lavoravano alla costruzione del centro. In piena Grande Depressione, l'albero simboleggiava il loro lavoro onesto, ma anche l'occasione di festeggiare un salario che, seppur basso, pochi altri operai della nazione avrebbero avuto la possibilità di ricevere. È solo nel 1933 però che cerimonia di accensione dell'albero diventa ufficiale. Gli anni passano e gli eventi politici e sociali che coinvolgono la nazione finiscono per influire anche sull'albero del Rockefeller Center. Così per il Natale 1942 il centro ospita non uno ma ben tre alberi, ognuno decorato nei colori della bandiera americana (rosso, bianco e blu), mentre nel 1944 l'albero resta spento nel rispetto delle ordinanze sull'oscuramento della città stabilite durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1971, invece, alla luce della crescente attenzione globale sulla tutela ambientale, l'albero viene riciclato per la prima volta, per ottenere pacciame e legna, donata ai Boy Scout e ad associazioni umanitarie come Habitat for Humanity, tutt'oggi impegnata nella costruzione di abitazioni in Louisiana, a New York, ma anche per le famiglie bisognose di India e Brasile. Intanto l'importanza della cerimonia di inaugurazione cresce nell'intera nazione, tanto da spingere l'emittente americana NBC a filmare l'evento in una diretta TV che diventerà un appuntamento fisso delle festività per milioni di americani. L'evento ha oggi una tale importanza, che sia la scelta dell'albero che delle decorazioni seguono direttive precise. All'inizio l'albero del Rockefeller Center è stato frutto di donazioni, provenienti non solo dagli Stati americani, ma anche dal Canada. Oggi invece il comitato organizzatore si serve di un gruppo di esperti, che perlustra in elicottero i boschi e le foreste nazionali, in cerca dell'esemplare perfetto, che sarà poi trasportato a New York. Diversa l'evoluzione delle decorazioni, che hanno visto alternarsi ghirlande, festoni e schiere di angeli, fino alla miriade di coloratissime lampadine a risparmio energetico utilizzate per illuminare l'albero nel 2011. L'albero e le decorazioni previste per il Natale 2012 sono ancora top-secret, ma sicuramente lo spettacolo che aspetta turisti e newyorkesi sarà eccezionale. Buone feste!

 immagine tratta dal web

martedì 13 novembre 2012

PESCE POVERO



Negli ultimi anni è stato rivalutato il cosiddetto pesce povero, che sta a significare quel pesce, normalmente azzurro, che avendo poco mercato nei grandi ristoranti di pesce e sulle tavole dei VIP, ha costi ridotti e ….molte lische.

Il Pesce azzurro è invece sempre più un pesce genuino e frutto di pesca reale, perché avendo prezzi di mercato bassi, non viene allevato.
I Branzini, Le Orate, I Dentici ormai stanno diventando pesce CIP perché allevati più o meno bene su ogni costa del Mediterraneo e l’ormai sempre più raro pescato di questi pesci sempre più caro.
Il Pesce povero ha più lische, ma è più genuino, più di “mare” e se saputo ben cucinare saporito e digeribile quanto l’altro.
Su questi pesci vi è la riscoperta di una cucina antica, ma moderna, che valorizza sempre più un modo diverso di mangiare il pesce.
Una cucina più saporita, più interessante da provare non scontata come il Dentice ai ferri, l’Orata al guazzetto, il Branzino al sale.
Acciughe alla povera, all’aceto e cipolla, fritte, Sgombri o come si dice da noi “Ciortoni” che Wikipedia dice derivare da la storpiatura del nome inglese degli Sgombri, short tuna (piccolo tonno), alla brace, Carpaccio di Tonno, Sarde al beccafico, in Saor e così via con piatti antichi rivisitati da una cucina che vuole riscoprire gli antichi sapori a costi CIP.
La cucina di pesce povero prevede dei primi assolutamente di valore in maniera assoluta, delle zuppe deliziose, dei modi fantasiosi e genuini di cucinare il pesce.
Altra moda di questi anni, sempre per abbattere il costo proibitivo del pescato di pregio è la nascita di Trattorie dove in maniera trasparente si cucina solo pesce decongelato. Pesce ottimo se la congelatura è avvenuta con pesce fresco, meglio sul peschereccio in alto mare. E’ questi sempre pesce di Oceano, Atlantico e Pacifico, quindi di sapore leggermente diverso dal nostrale, più grande, ma certamente di valore che se decongelato e cucinato bene non ha nulla da invidiare a quello fresco.
Di seguito alcune trattorie dove queste due tipologie di pesce, il povero e il congelato sono da provare, a mio parere.   

giovedì 8 novembre 2012

MATERA, un posto meraviglioso da vedere e da assaggiare





Matera è la città di mio padre Luigi… anzi Gino, la città dei Colucci……in antico piccoli Baroni terrieri, latifondisti, rovinati ai primi del novecento dalla filossera e dalla siccità.
Ultimo barone mio nonno che si chiamava come me, FrancescoPaolo Colucci.
Dove FrancescoPaolo è in onore, nel sud, di San Francesco da Paola, un santo controverso, emigrato in Francia, alla corte dei Re francesi….da visitare nelle Calabrie, il Santuario, scavato nella montagna….una cosa molto suggestiva.
Mentre Colucci viene da San Nicola, vescovo di Bari, guerriero, con i suoi fidi che si chiamavano i Nicolucci…da cui per aforesi…Colucci.
Mi si perdoni le digressioni…ma quando si parla di Matera……mi perdo nei ricordi….. SPILUCCANDO 16 – Le Botteghe – Matera
Matera è la città di mio padre Luigi… anzi Gino, la città dei Colucci……in antico piccoli Baroni terrieri, latifondisti, rovinati ai primi del novecento dalla filossera e dalla siccità.
Ultimo barone mio nonno che si chiamava come me, FrancescoPaolo Colucci.Dove FrancescoPaolo è in onore, nel sud, di San Francesco da Paola, un santo controverso, emigrato in Francia, alla corte dei Re francesi….da visitare nelle Calabrie, il Santuario, scavato nella montagna….una cosa molto suggestiva.
Mentre Colucci viene da San Nicola, vescovo di Bari, guerriero, con i suoi fidi che si chiamavano i Nicolucci…da cui per aforesi…Colucci.

Mi si perdoni le digressioni…ma quando si parla di Matera……mi perdo nei ricordi…..

Torno volentieri a Matera, anche se non ho più parenti vivi…..stretti…..perchè è una città unica al mondo, aspra e difficile…ma di un fascino molto speciale…quando sono a Matera, mi sento a casa….anche se sono nato a Bozen, in vero e vissuto solo in Toscana, fra Montecatini, l’Ardenza, Pistoia e Lucca, seguendo gli spostamenti lavorativi di mio Padre.

A Matera conosco molti posti “onesti” dove degustare i tipici mangiari lucani e pugliesi, dato che Matera è sul confine fra le due regioni.

Ne voglio ricordare uno solo, nell’affascinante Sasso Barisano, le Botteghe, con locali scavati in buona parte nel tufo e dove, su un grande bracere, si arrostisce che di tutto, pecora, maiale, salsiccia piccante o con il finocchietto selvatico….la famosa “lucanica”, in punta di coltello, che ha trovato i natali proprio in questa regione.

Si arrostiscono anche le “gnumeredde” …..coratella d’agnello, che veniva cotta in passato nei forni dei macellai di allora per chi non aveva in casa….ovvero nei Sassi, la possibilità di braceri e forni.

Gli antipasti sono rigogliosi di verdure e insaccati…. .una pasta fatta in casa nel regno del grano duro, condita con un pommarola casalinga che si taglia con il coltello…

Da assaggiare la Manteca….un formaggio che nasconde all’interno un saporito burro giallo, unico modo di conservarlo dalla calura estiva, in un passato senza frigo.

Vini gagliardi ormai addomesticati ai gusti del terzo millennio….quando venivo con mio padre da ragazzo a Matera, il vino aveva 18 gradi al minimo, forte e greve e a me veniva allungato con la gazzosa……la bibita dei ragazzi di allora.

Molte altre sono le locande dove mangiare bene, tipico, con pochi spiccioli, facendo un salto indietro nel tempo.

Mi ricordo verso la fine degli anni ’50 con quanto orgoglio mio zio Mimì (Domenico) capostazione di Matera, di una linea a scartamento ridotto, che “spalettava” due o tre treni al giorno…. minuscoli trenini provenienti da Ferrandina, mi fece vedere l’erigendo “modernissimo” quartiere Venerdì, dove a forza furono trasferiti gli abitanti dei Sassi, che poco dopo furono abbandonati alla morte del tempo…..se non fosse tornato di gran moda …una ventina di anni orsono, di restaurare e far rivivere queste meravigliose primitive abitazioni dell’uomo, dalla preistoria in avanti.









Prova tecnica


Prova Tecnica

martedì 6 novembre 2012

Riformisti Italiani alle elezioni

Ieri sono stato a Roma a partecipare alle riunione dei Riformisti Italiani che vede in Stefania Craxi, il suo Presidente.
La riunione si è tenuta alla Fondazione Craxi, erano presenti rappresentati di ogni Regione Italiana.
Dopo la relazione del Presidente Stefania Craxi e gli interventi di tutti i delegato regionali, è stato deciso che il Simbolo dei Riformisti sarà presente alle prossime elezioni nazionali e a quelle regionali di Lombardia, Lazio e Molise.
Per preparare organizzativamente il partito riformista è stato deciso di tenere una
Convention Nazionale a Roma sabato 8 dicembre, con tutte le rappresentanze regionali e locali.
A margine della riunione mi è stato dato l'incarico di aiutare organizzativamente le realtà dei riformisti di Pisa, Livorno, Massa e Pistoia.



lunedì 29 ottobre 2012

ALLARME TURISMO A LUCCA


Occorre iniziare a preoccuparsi della situazione del Turismo a Lucca e nella Valle del Serchio. La frettolosa chiusura delle APT da parte della Regione, senza aver delegato ad altri enti le competenze delle stesse, la situazione precaria delle Province, destinate alla chiusura nel 2013, l’insufficienza cronica di Toscana Promozione, per la quale si parla insistentemente di una prossima totale ristrutturazione ed uscita dal circuito regionale, coniugate con l’insufficienza strutturale dei piccoli Comuni e la scarsa attitudine di quelli più grandi ad ogni politica del Turismo, sta creando le premesse per una involuzione di tutto il settore, con pericoli di recessione reali. La mancanza di una qualsiasi politica coordinata della promozione turistica, di una efficiente rete di informazione ed accoglienza, di eventi che possano arricchire l’offerta in bassa stagione e soprattutto l’assenza di un ente riconosciuto che possa mettere ad un solo tavolo le diverse realtà pubbliche e private, su un aria vasta, che interessi almeno Lucca, la Piana e la Valle del Serchio, sta configurando un situazione di completo sbando per tutto il settore, che in questi ultimi 15 anni è divenuto uno dei cardini dell’economia lucchese e dell’occupazione. In un momento in cui l’industria ha oggettivi motivi di preoccupazione, disperdere le positive esperienze di questi anni, nel turismo per mancanza di idee, coordinamento e organizzazione è folle. Di qui l’esigenza che enti come  le Camere di Commercio, che in Toscana molto hanno già fatto nel settore, per investimenti e eventi, siano chiamate a prendere ancora maggiori responsabilità in termini di coordinamento e di gestione, recuperando le competenze delle defunte APT e gestendo in prima persona la trasformazione, in senso efficientistico di Toscana Promozione. Anche le categorie economiche devono fare la loro parte, rendendosi conto della situazione disastrosa della finanza degli enti pubblici, che non hanno più  risorse per il settore. Va gestita in positivo l’ornai improcrastinabile Tassa di Soggiorno, rinunciando ad arroccarsi su posizioni di intransigenza preconcetta, per portare a casa l’utilizzo esclusivo delle risorse raccolte per il solo settore del Turismo, prima che la tassa sia destinata invece a coprire i buchi dei Bilanci comunali.  

Francesco Colucci

venerdì 26 ottobre 2012

PIO, la storia del lavoro di un uomo che ha dato nome ad una località del Morianese.



Nel continuare a scrivere SPILUCCANDO, le esperienze e le storie vissute nella mia vita di appassionato e presuntuosamente esperto enogastronomo, che pubblicherò come libercolo, nel 2013, mi sono imbattuto nella interessante storia di un uomo che con la sua attività economica aperta al suo nome, PIO, ai primi del novecento, ha dato, col passare degli anni, nome, per uso comune, anche ad una località del Morianese, in quella splendida frazione fra collina e fiume che è S.Quirico di Moriano.
Subito dopo la grande Guerra 15-18, Pio Vincenzo Massagli, con l'aiuto della moglie Lina Bevilacqua, aprì bottega in un vecchio fabbricato posto all'incrocio fra la via del Morianese, che dall'Indicatore del Giannotti porta a Ponte a Moriano in riva destra del Serchio e la stretta via della Chiesa, che porta alle poche vecchie case dell'antico San Quirico abbarbicate intorno alla Chiesa di San Quirico e Giulitta.
Sul Sito dell'Arcivescovato in relazione alla Chiesa e la Frazione di San Quirico di Moriano si legge:
Le Origini del paese sono molto antiche, esiste una pergamena dell'803 ed altre dello stesso secolo che nominavano la località Aniciano o Nicciano e la Chiesa di SS.Quirico e Giulitta.
La Chiesa è parrocchia dal 1736, quella attuale restaurata nel 1938/39 è stata consacrata il 13 maggio 1939 ed è orientata con la facciata neoclassica verso est sulla quale c'è scritto "Divo Quirico dicatum". L'interno a Croce latina è abbellito da un dipinto su tavola del sec.XV raffigurante la Madonna con Bambino tra Santi, un organo di fine ottocento e un gruppo ligneo della Madonna del Soccorso.

S.Quirico è una delle frazioni storiche e più vive del Morianese, che ancora oggi ha mantenuto la sua vocazione di borgata agricola, lungo i dolci pendii delle colline e nella golena del Serchio. La popolazione ha continuato a mantenere le vecchie tradizioni contadine, continuando ad occuparsi di orti, vigne, oliveti e alberi da frutto, grazie alle condizioni climatiche favorevoli del luogo che ne hanno favorito nei secoli le coltivazioni.
S. Quirico e tutto il Morianese sono una realtà viva e partecipata dai suoi abitanti grazie anche ad un dinamico Comitato Paesano, che si è preso cura del territorio e che edita un grazioso e efficace Blog: MURRIUS. Devo al suo Presidente l'aver trovato la famiglia Massagli il cui avo dette vita a PIO.
Le dolci colline del Morianese sono uno dei territorio preferiti da Olandesi ed Inglesi, ma anche di altri ex turisti che incantati dai luoghi, hanno ristrutturato Ville e Casali per farne la loro residenza.
Torniamo a noi, anzi a PIO, quel Pio Vincenzo Massagli, che dopo la fine della grande guerra, apre sulla via del Morianese all'incrocio con via della Chiesa,una bottega di generi vari, quelle botteghe di paese di una volta, dove si poteva trovare tutto quello che poteva servire ad una comunità contadina di allora: Generi Alimentari, Pane, Pasta, Insaccati, Carne di Maiale, Sale e Tabacchi, Bar, ma anche Mercerie, calzini e mutande, carta, penna e inchiostro.... insomma di tutto e di più.
 Non poteva mancare un piccolo macello, dove ogni giovedì della stagione invernale, si macellava e insaccava il Maiale e un grande ombroso pergolato dove le sere di estate, si poteva fare il "ciancino" o bere un gotto di vino. Si mangiava pane salame e fichi o tonno, fagioli e cipolle, per bere un Vino delle vicine vigne o un "Coretto" al Rum 70. Nella stagione invernale due stanze al primo piano sostituivano la pergola ed il calduccio era dato da grandi camini. Ho ricordi anch'io di questo pergolato dove sono stato ragazzo a 17 anni, in lambretta con la mia morosa, a farmi un panino e una gazzosa, prima di andare a sflanellare sotto un fico, sulla collina.
Un posto così importante per la piccola comunità ai piedi della Chiesa, ha finito per essere il punto di ritrovo e di spesa per intere generazioni di Morianesi......dove vai?? vado a fare la spesa da PIO, ....dove ci troviamo più tardi? da Pio, che devo prendere da fumare o meglio tabacco da masticare, come facevano i nostri nonni....quante le sere trascorse sotto la pergola, a contare storie di paese, di caccia, di pesca.
Quel "da Pio", nel passare degli anni è divenuto il nome di quel luogo dove viveva e lavorava la piccola comunità ai margini della golena del fiume, della parrocchia di San Quirico.
Alla morte di Pio Massagli nel 1934, continuano a gestire la bottega i figli e poi i nipoti. Uno dei figli, apre bottega anche a Lucca, in via del Battistero, per commercializzare in città quei prodotti del maiale che si continuerà a macellare ed insaccare, da Pio a San Quirico.
Negli anni settanta, la famiglia Massagli, assottigliata nel numero e decide di vendere e sono i Pucci a prendere le redini di tutte questa attività, che anni dopo saranno trasferite in un moderno fabbricato, davanti al vecchio Pio. Trattoria, Alimentari, Bar, Macello, Vino, Olio, tutto come prima fino ai giorni nostri......e la storia continua.....ma questa è un'altra storia....che racconterò fra qualche mese.....
Il certo è che quando vuoi indicare il posto dove dalla via del Morianese  puoi prendere la strada per la Chiesa e per la Maulina, devi dire "quando sei a Pio, gira a sinistra e sali".
Un ringraziamento alla nipote di Pio Massagli, che mi ha gentilmente accolto in casa sua, insieme alla anziana mamma per ricordare questi avvenimenti, mostrandomi anche vecchie meravigliose sbiadite foto della vecchia bottega, che mi dolgo di non poter pubblicare.


giovedì 11 ottobre 2012

I TRIPPAI FIORENTINI


La trippa è un piatto povero universale, con grandi tradizioni in Toscana ma se cucinata in vari modi viene servita in un panino, è una tradizione tipicamente fiorentina

Si va dal Lampredotto, scuro e forte, bollito, eccezionale anche con il riso, alla bianca spugna e croce, alla guancia, alla matrice (la vulva della vacca) alla poppa.
Nei vari contenitori, spesso pentole giganti, che quando vengono aperti, in inverso sprigionano nuvole di odori di mille anni fa, puoi trovare a secondo del baracchino dove ti sei fermato, il più famoso è il panino con il lampredotto dove il pane è bagnato con il brodo di cottura del lampredotto e poi riempito,

ma la trippa viene cucinata in cento maniere, con sughi diversi e saporosi, il lampredotto in zimino, il bollito misto di guancia, le polpette di trippa, in stagione trippa con i funghi e in estate, fredda in insalata con aglio e prezzemolo.
Famosi anche i crostini di poppa, preparati in varie maniere, con le poppe della vacca.

 Ogni trippaio ha i suoi segreti di cottura e di abbinamento, ogni trippaio ha i suoi fans, clienti abituali che non si spostano da trentanni.
I miei consigli sono per Mario Albergucci  a Porta Romana per le insuperabili insalate di trippa, a Leonardo Torrini in Piazzetta del Bandino, per le penne al lampredotto e la Trippaia davanti al Mercato Centrale con un lampredotto co’ fagioli bianchi “zolfini”.
Ma anche gli altri trippai, non ho potuto provarli tutti, perché sono tanti, hanno capacità e piatti meravigliosi per chi piace il genere.
In passato, ogni anno, i trippai riuniti organizzavano un cena portando ognuno i suoi piatti forti, non so se la fanno sempre, io ci sono stato una volta, tanti anni fa ed è stato uno spettacolo, 14 portate, tutte a base di trippa e frattaglie, cucinate in maniera diversa, ognuna con la sua storia.
Una degustazione unica nel suo genere, che spero esista sempre.

 

 



martedì 2 ottobre 2012

LIVORNO, Da Gagarin, Antica Torteria del Mercato

Se, girando per le strade di Livorno, vi imbattete in un locale con la scritta "Pizza e Torta", fermatevi, entrate e provate ad assaggiare la famosa torta di ceci: non solo gusterete una vera prelibatezza, ma assaggerete anche un po' di livornesità, aprendo così una piccola finestra attraverso la quale dare una sbirciatina a questa città, la cui essenza si ritrova proprio nelle cose più semplici e genuine come, appunto, la torta di ceci.
Per partecipare al matrimonio più perfetto che ci sia, gustatela sorseggiando un bicchiere di spuma, rigorosamente "bionda", bevanda della tradizione livornese, rimasta tuttora molto in voga in città.
Nel caso, poi, abbiate voglia di continuare a camminare per la città in compagnia della scoperta appena fatta, fatevi dare il classico "cinque e cinque" (il cui nome deriva dal periodo in cui venivano acquistati 5 centesimi di torta e cinque di pane) cioè la torta servita in una focaccina o meglio nel pane francese da gustare cammin facendo.
Ecco infine la ricetta per coloro che si volessero cimentare a casa propria
Stemperare una parte di farina di ceci e 3 parti d'acqua in una terrina, aggiungere il sale e mescolare energicamente per sciogliere i grumi di farina. Lasciare riposare la miscela per un paio d'ore, mescolando di tanto in tanto per evitare la decantazione della farina. Ungere una teglia in rame stagnato con un velo d'olio e, dopo aver aggiunto mezzo bicchiere d'olio, versare la miscela partendo dal centro della teglia fino a uno spessore di circa 5 mm. Mettere in forno e cuocere fino a che non si sarà formata una crosticina dorata; infine spolverarla con il pepe.
Molti sono i locali a Livorno dove il cinque e cinque è realizzato a regola d’arte, quello che preferisco è Gagarin, l’antica torteria del Mercato, a pochi passi dal bellissimo Mercato coperto, sul fosso che attraversa Livorno.
Gagarin è il soprannome del proprietario, dato tanti anni fa per la sua somiglianza con l’austronauta Russo, in una città sempre alla moda per i soprannomi e per gli sfottò.
Il locale è piccolo, spesso c’è ressa per far un cinque e cinque o per portare a casa un cartoccio di Torta….a mio parere una delle più buone del Mondo.


Vengo qua, da tanti anni, quando vado a fare la spesa al Mercato sui fossi, un Mercato antico e affascinante con i vecchi banchi di marmo del pesce, ricchi di pescato a buon prezzo, quelli della verdura e frutta, con i banchi dei contadini che vengono dalla campagna e dalle colline vicine, quelli imponenti della carne, del pollame, del pane allineati a schiera sotto il l’ampio tetto di metallo e vetro.


Un modo più umano, più vero,  meno tecno di fare la spesa…poi un salto davanti, da Gagarin, per un cinque e cinque, un bicchiere di bionda spuma e poi indietro di nuovo nel Mercato per un “Ponce” alla livornese, 50 e 50, caffè e rum, una scorza di limone e lo zucchero sul fondo del “gottino” da non girare.

Una esperienza da provare….poi al mare…a vedere le chiappe…chiare…anzi monumentali….come debbono essere quelle delle livornesi veraci….floride e ampie, perché questo è il tipo di donna più amato dagli indigeni…..




mercoledì 19 settembre 2012

Alla scoperta dell'acqua calda


Molti iniziano a preoccuparsi perché il nuovo Sindaco è invisibile.
Che il buon Tambellini fosse  una persona per bene e…..basta, lo sapevano anche i sassi. Che ha vinto per il disfacimento del Popolo delle Libertà e gli odi trasversali nel centro destra è chiaro a tutti. Che è stato eletto, alla fine, con poco più del 25% dei cittadini lucchesi è dato reale. Che di questo 25% dei suoi voti una parte abbondante lo ha votato solo per dovere d’ufficio, ma politicamente non lo condivide e sotto sotto, lo combatte, è noto. Che il buon Tambellini soffra amaramente questo isolamento si vede chiaramente e umanamente è da dispiacersene.
Questo isolamento nel suo Partito e nella maggioranza della città, lo porta:
A isolarsi sempre più e chiudersi nel ghetto dell’indecisione, facendo sembrare il mio amico Favilla, un forte decisionista; 

A sdraiarsi sull’unico sostegno che trova, il Presidente della Regione, pagando un pegno costosissimo a Rossi, che vuole omogeneizzare Lucca al resto della Toscana; 

Ad aver fatto scelte di collaboratori il cui unico requisito fosse quello di non avere rapporti con il suo Partito, ignorando anche i suoi consiglieri comunali colpevoli di un grande successo popolare, per privilegiare anonimi amici del suo mondo scolastico; 

Professori che pagano la loro inesperienza a volte condita con perniciosa presunzione, come l’assessore alla Cultura e Turismo, seguace convinto del buon Gino Bartali: tutto è sbagliato tutto è da rifare, per cavalcare, novella Tisifone, la distruzione dell’odiato Turismo, cardine dell’economia lucchese, in grande crescita in questi anni, visti i dati reali delle presenza turistiche.

Che cosa può fare il buon Tambellini?? Due le soluzioni: O smette di fare il riccio rinnegando l’idea balzana, meglio pochi ma duri e puri, per aprirsi alla città, alla categorie, ai movimenti politici, che non la pensano come Lui, ma che hanno interesse che questa città vada avanti e progredisca e sono disposti a collaborare, con compromessi onorevoli, oppure deve rinunciare, dimettersi per far tornare a far coincidere un Sindaco, con la maggioranza dei suoi cittadini.

Riformisti x Lucca – francesco colucci 

mercoledì 12 settembre 2012

ORTO POPOLARE....


Ho letto con interesse l’intervento della signora Lisa Mariani su alcuni giornali web che ha detto fra l’altro “…… Dopo aver visitato i vari stand degli espositori mi sono recata anche io all'interno dell'Orto per vedere come lo avevano allestito quest'anno in occasione della fiera. All'entrata non sono stata controllata e questo già mi ha preoccupato: gli scorsi anni l'entrata nell'Orto era compresa nel biglietto di Murabilia: in ogni caso un biglietto serviva. Dopo essermi seduta su di una panchina ho avuto modo di osservare cosa accadeva attorno a me ed è stato veramente mortificante: dei visitatori sierano piazzati con delle sedie all'ombra di un grosso albero, sul tappeto erboso, facendo allegramente salotto. Un bambino accompagnato dal padre stava giocando a pallone correndo e arrampicandosi sulle radici di un altro albero. Alcuni visitatori accompagnati dal proprio cane giravano noncuranti dove volevano.
La cosa che poi mi ha più fatto stringere il cuore è stata la condizione del laghetto popolato da bellissimi pesci e tartarughe, oltre alle splendide piante acquatiche: una folla di adulti e bambini era ammassata sui bordi e sul ponticello, urlando e indicando gli animali. Un giovane, mentre attraversava il ponticello col suo cane di grossa taglia, ha permesso che questo si gettasse in acqua per farsi un bagno, più volte. Un adolescente tirava con cattiveria sassi ai pesci, mentre qualcun altro aveva preso lo spazio per una pattumiera, lanciandovi tappi di bottiglia. Tutto questo è successo senza che nessuno supervisionasse lo spazio, declassato a semplice parco per famiglie e cani……..”. 
La signora Lisa Mariani ha detto cose coraggiose e non posso lasciarla sola anche se non la conosco. Il CdA dell'Opera che ha cessato la sua attività due mesi fa, si era prodigato, attraverso finanziamenti di Sponsor ricercati con cura, di ristrutturare tutto il Parco, ricostruendo completamente le grandi aiuole delle Camelie, reintroducendo le specie botaniche andate distrutte e perse in tanti anni di abbandono. In assenza di finanziamenti comunali, tutto questo è stato possibile oltre che per gli Sponsor anche utilizzando gli annessi dell'Orto, la grande Serra ed il sotterraneo del Baluardo San Regolo, senza toccare la parte Verde dell'Orto, per eventi a pagamento di privati. Senza denari, non si può assicurare la sopravvivenza e la sorveglianza dell'Orto, la sua manutenzione costante, l'implementazione di piante ed essenze.
All'atto del passaggio delle consegne mi è stato detto dalla nuova amministrazione che queste scelte era tutte sbagliate, che non si doveva utilizzare anche solo per le parti non verdi, per commercializzazione che pure portavano contanti sonanti nella casse dell'Opera sempre e prontamente rinvestiti in manutenzioni e interventi sull'Orto, ma che l'Orto doveva essere a disposizione di tutti.  E infatti abbiamo visto i primi effetti di questa nuova scelta popolare dell'Orto. Ingressi non controllati, nessuna sorveglianza del Parco, vandalismi e poi...verranno anche a mancare i denari...tutto questo si ritiene migliore di affittare sotto sorveglianza e a caro prezzo parti non verdi dell'Orto, le Serre appunto, che dalla primavera all'autunno sono vuote ed inutilizzate. Sono stati persi introiti vitali, non solo per l'Orto ma anche su Murabilia,  che andrà verso il declassamento promozionale e pubblicitario e al degrado dell'Orto Botanico, abbandonato nuovamente al suo destino...ma ci consolerà il fatto che sarà un Orto....popolare. Nel passato all'Orto non c'erano banchetti nelle Serre, gli unici che ci potevano mangiare erano gli operai che si apparecchiavano sotto il Cedro del Libano, tanto non entrava nessuno. E torneremo così.
Se non si capisce che i soldi pubblici, che vengono dal pagamento dello nostre Tasse, sono sempre meno e quindi andranno a coprire solo gli interventi vitali della società civile e che per i beni culturali soprattutto quelli "minori" occorrerà sempre di più trovare mezzi privati e commercializzazioni, fatte nella giusta maniera, che non possono essere demonizzati con una visione burocratica-statalista, se vogliano assicurare a questi beni un'avvenire, un costante mantenimento e la necessaria sorveglianza. 
francesco colucci

martedì 11 settembre 2012

SPILUCCANDO 35 - SETE, Camargue - Porto Canale




 Il paese delle Ostriche in Europa è la Francia, le trovi dappertutto, anche nei paesi più sperduti del Midì-Pyrenees.
Esiste un dibattito aperto da sempre sulle Ostriche migliori, se quelle tradizionali delle coste del Nord o quelle del Mediterraneo in particolare quelle della Camargue.
Nella laguna di Thau a Sete si coltiva, dicono, unico posto al Mondo, l’Ostrica chiamata “Spéciale de Bouzigues”, con una conchiglia rotonda di forma armoniosa, ricche di carne con un gusto persistente.
L’unica tonda, dicono in Francia, di grande valore, perchè le ottimali sono quelle oblunghe, concave,   tradizionali.
A me piacciono tutte salvo in estate quelle raccolte nella acque calde, che hanno il cosiddetto “latte” che le rendono a mio parere molto meno attraenti.
L’Ostrica migliore è quella raccolta in acque fredde.


 
 Non sono in grado di esprimermi oltre a questi livelli, quello che so che uno dei posti più caratteristici e più validi per degustare Ostriche e frutti di mare è Sete, porto canale nella parte sud-ovest della Camargue, sulla laguna di Thau, sulla strada per Perpignan.

Arrivati a Sete nel tardo autunno o nei primi mesi dell’anno,

dopo aver traversato la splendida Camargue, inondata e selvaggia, dopo aver fatto tappa a Aigues Mortes, una città fortificata nel nulla delle paludi e delle saline, che appare d’incanto come un’isola  fortificata su distese di bianco sale, che i Francesi abili nel valorizzare i loro prodotti propagandano come il più bianco e il migliore sale del Mondo.
Avendo tempo vi è una strada per andare a Sete dalla Costa Azzurra molto interessante che corre alle spalle di Marsiglia, costeggiando le grandi distese d’acqua e la foce del Rodano, tocccando Martigues e, con una piccola deviazione Saintes Maries de la Mer,  bellissima spiaggia dove la leggenda narra sia sbarcata Maria Maddalena profanamente indicata come al sposa di Cristo, con la Chiesa Fortezza a Lei dedicata insieme ad un'altra Maria, sua compagna di un leggendario viaggio obbligato su una nave senza equipaggio.

Attraversata la Grande Motte, cittadina creata dal nulla e con una architettura avanguardia, si giunge a Sete e si deve puntare direttamente sul Porto Canale, che ha sotto l’acqua un capiente parcheggio per le auto (Viareggio impara).
Risalendo dal parcheggio sotterraneo sul Molo di destra, si trovano decine di trattorie ristoranti con enormi espositori esterni di frutti di mare, Ostriche di ogni tipo e grossezza. Non vi è che l’imbarazzo della scelta….posti CIP e posti più pretenziosi, ho mangiato in diversi e quello che ricordo di più è La Calanque, che ha un plateau di frutti di mare abbastanza economico  ma anche altri sono molto validi ed è difficle sbagliare.
Sono passato molte volte di qui, quando andavo a Caccia in Spagna nella zona di Toledo e una deviazione su Sete era tappa obbligata di un viaggio che con le strade di allora non durava meno di 18 ore di auto.
Chi vuole mangiare altre cose oltre il meraviglioso plateau di frutti marini di Thau, consiglio la Soupe de Poisson e le calamars farçy.
Nelle vicinanze di Sete, a Cap D’Adge, vi è uno dei due più grandi villaggi naturalisti del Mondo, centinaia di costruzioni e villette sul mare, con  kilometri di spiaggia naturista e con un mare” marmato”, anche d’estate.

Per chi prosegue verso la Spagna e non ha premura, come quando andavamo a caccia e vi erano solo tratti parziali di autostrada (ora è completa) facevamo una strada meravigliosa che traversava i Pirenei per pretendere poi la Carretera per Madrid.
A volte facevamo anche una deviazione per attraversare la piccola Repubblica di Andorra, dove si poteva acquistare moltissimi prodotti di elettricità e per la casa senza IVA ne Dogana.
La strada per Madrid,  nel tratto francese passava per Ille sur  Tet, con molti castelletti e soprattutto fattorie di Vino, alcuni pregevoli, Vini fermi e con le bollicine, che si possono acquistare a prezzi veramente CIP.
Ma sui prodotti dei Pirenei tornerò. In cima al passo, impressionante le distese di Rododendri selvatici

che colorano le cime dei Pireneii sempre spazzati dal vento e quindi senza grandi alberature… solo cespugli fioriti nella tarda primavera che rendono queste cime di un colore rossastro come uno dei più bei tramonti di fine estate.









mercoledì 5 settembre 2012

SPILUCCANDO 34 - Il Sottomarino - Livorno


Nella parte antica e popolare di Livorno, quella bombardata poco dalla aviazione alleata durante l’ultima guerra, perché a metà strada fra il Porto e la Stazione, con scarso parcheggio, si trova il Ristorante Il Sottomarino.
Siamo vicini alla sponda sinistra del Canale dei Navicelli, dirimpetto alla Fortezza Nuova.

Un locale popolare, in tutti i sensi, un “patron” invasivo ma simpatico…se in serata ti riempie di barzellette scollacciate ed in vernacolo livornese da sbellicarsi.
Si viene qua per degustare il famoso Cacciucco, servito in porzioni gigantesche e cucinato a regola d’arte.

Il patron vi avvisa di ordinare solo il cacciucco, se volete la porzione singola perché non è possibile mangiare un primo ed questo Cacciucco. Se poi osate lasciare nel piatto qualche tentacolo del gigantesco polipo servito, vi giungeranno rimproveri e pubblici sfottò.
Ottima anche la frittura di paranza e i piatti con i pesci poveri, non mi avventurerei in 
Pesci d’autore e piatti complicati.
Il locale ha un atmosfera livornese, rumorosa, affollata, in più le grida del proprietario che si intrattiene con ogni tavolo.
Cacciucco ottimo e abbondante da far seguire da mezzo kilo di citrosodina, ma una volta tanto si può osare….se non che si vive a fare?

Per finire un ottimo e tradizionale Ponce alla Livornese.


martedì 4 settembre 2012

NORCINI AL CASTELLO DI GHIVIZZANO


Nella suggestiva scenografia di Ghivizzano Castello sarà proposto un percorso dimostrativo con
punti di degustazione dei prodotti dell’antica arte del Norcino. Il fascino e l’alchimia di questo
antico mestiere della Valle del Serchio si presenteranno con ancestrali profumi e una poesia di
sapori che andranno dal lardo al biroldo, dalla mondiola alla salsiccia, dalla coppa al prosciutto
accompagnati dal pane di patate, di castagna, farro e di formenton e dai vini lucchesi e di
Montecarlo.
Programma della giornata
Ore 9.28 Partenza dalla stazione ferroviaria di Viareggio del Treno Estate con
arrivo alla stazione di Ghivizzano alle ore 10.42. Treno ordinario di linea:
effettua tutte le fermate eccetto Ponte a Moriano e Diecimo (costo biglietto a/r
€ 10,40 da Viareggio, € 6,00 a/r da Lucca). Dalla stazione servizio navetta
gratuito per il Castello.
Ore 11.00 Apertura del mercatino.
Ore 12.00 Inizio percorso degustativo. Costo € 12,00 per partecipanti Treno
Estate, € 15,00 al pubblico (prenotazione obbligatoria).
Menu: polenta di formenton ottofile, farro I.G.P. della Garfagnana, prosciutto bazzone, lardo,
gota, pancetta, salame prosciuttato, mondiola, boccone al fungo porcino, biroldo, soppressata,
salsiccia; caffe’, dolci con i becchi, degustazione sigari toscani accompagnati da vari distillati.
Ore 16.00 Corteggio storico.
Durante la giornata nel borgo rivivranno gli antichi mestieri grazie al Gruppo Storico di Ghivizzano
Castello e ad altre associazioni; saranno organizzati giochi, musica e visite guidate del paese,
spettacolo di Falconeria; nella parte bassa del paese apertura del Centro Commerciale Naturale.
Ore 17.41 Partenza dalla stazione di Ghivizzano con arrivo alla stazione di Viareggio alle 18.39.
Sarà presente uno stand ufficiale di rappresentanza e degustazione del Sigaro Toscano della
Manifattura Tabacchi di Lucca.
Il presentatore Claudio Sottili realizzerà riprese e interviste negli angoli più suggestivi della festa
che saranno trasmesse dalle tv locali
Per informazioni e prenotazioni n. verde di Ponti nel Tempo 800533999 -
0583 65169, e-mail: info@pontineltempo.it

domenica 2 settembre 2012

SPILUCCANDO 33 - Il Canniccio - Cetina Reggello

  Viaggiando da Firenze verso Roma, sull’autostrada uno, devi uscire al casello di Reggello per andare a fare shopping a The Mall, di grande moda e di grandi folle.
Ti puoi consolare della confusione e delle palanche spese, ritornando verso il casello di Reggello, fermandoti in località Cetina, all’inizio della discesa verso l’autostrada, ad un casolare isolato su un colletto, che a prima vista pare disabitato.
Errore, appropinquandoti troverai un brulicare di auto parcheggiate, di viaggiatori in cerca di buon cibo, tradizionale, ottimo e abbondante.
Una vera trattoria Toscana, tutta tradizione e bontà. Antipasti con crostini di frattaglie gallinacee e di milza,

tagliatelle o tortelli al ragù e fiorentine enormi e succulente.
Insomma vera toscana, con materie prime di eccellenza, cucinate nel solco della tradizione più vgenuina…persino le ovvie patatine fritte di contorno, sono patate vere, grandi disuguali croccanti…..che ti tentano forse anche più di tutto il resto.

Cantucci a volontà da inzuppare nel tradizionale Vin Santo, vero…non quello liquoroso.  

Vini rossi forti e schietti, il meglio della toscana classica….che poi vuol dire Chianti…forse un po’ passato di moda davanti agli emergenti rossi della costa, ma sempre eccezionali e fortemente adeguati a questi piatti
Conto da valutare …..in relazione al peso della fiorentina……che però vale tutti gli euro che costa.

SPILUCCANDO 32 - Ristorantino Il Mago del Pesce - Sant'Alberto Ravenna


Nel verde e misterioso Parco del Delta del Po’ a due passi dalla parte meridionale del Lago di Comacchio

 e non lontano dal mare, ho trovato con grande difficoltà per carenza di indicazioni, sia stradali che anche nell’insegna, dove prevale la scritta BAR, una Trattoria anzi un Ristorantino, come lo chiamano i proprietari, tutto pesce e tradizione.
Un Bar, con salette per mangiare….ma un mangiare molto buono e caratteristico, incentrato sul pesce di mare e di acqua dolce, soprattutto azzurro, lavorato in molti modi antichi e a volte alternativi e il tutto a Kilometro zero.

Anciojarina (Alici) marinata in olio d'oliva,aglio e peperoncino, Saraca (Sarda) in saor con cipolla dorata ed olio Evo per cominciare, anguille alla spiedo con il sale di Cervia,  sarde fritte, nei primi forte uso di ricotta del pastore, in tanti primi diversi, e poi grigliate di pesce del giorno e fritture miste e se aperta la caccia, selvaggina della Valle.

Una occasione di degustare la migliore tradizione culinaria della Valli di Comacchio, con accostamenti coraggiosi e gustosi, in una vera trattoria di campagna, che  privilegia il prodotto alla location.
Prezzi normali se non si tocca il pesce pregiato…..ma vi è tanto pesce azzurro cucinato in maniera scintillante da provare che andare a cercare branzini e orate è un peccato culinario mortale.

venerdì 31 agosto 2012

SPILUCCANDO 31 - Antica Pregiutteria di Casa Norcia


Una moderna azienda che produce prosciutti e altri salumi tipici umbri, Casa Norcia, decide qualche hanno fa di mettere un punto di vendita diretta al pubblico dei loro prodotti a Santa Maria degli Angeli, certo per sfruttare l’occasione di milioni di pellegrini alla splendida Basilica Francescana e la suggestiva e affascinante Porziuncola.

E’ questa veramente una meta da non perdere, la misticità del luogo, la passione giornaliera di migliaia di pellegrini, le meraviglie della vicina Assisi, rendono un visita a questi posti esaltante e appassionante.
Dicevamo di Casa Norcia: Il successo del negozio ha portato ad allargare l’attività anche alla degustazione dei  ma piatti tipici a cominciare proprio dai salumi.
Inutile ricordare che la parola norcino, specialista addetto alla lavorazione del maiale, per realizzarne prodotti conservabili nel tempo e di grande gusto, nasce qui a Norcia, dove da millenni di insacca il maiale e si stagionano i suoi prodotti.

La Taverna della Pregiutteria di Casa Norcia ci ammannisce innanzi tutto i deliziosi prodotti della Casa, ma anche primi piatti della tradizione umbra e maiale ed agnello in ogni maniera per i secondi.

E’ certo un posto turistico vista la dirimpettaia Basilica, ma di buon livello e con prezzi dignitosi.
Immancabile al termine del pranzo l’acquisto dei prodotti dell’azienda, che fanno bella mostra di se, in una concomitante saletta.    

SPILUCCANDO 30 - Antica Focacceria San Francesco - Palermo


Siamo in un posto famosissimo a Palermo, non perché sia un locale di lusso, anzi è una focacceria famosa per i piatti tipici poveri, che spesso sono prodotti semplici e di poco costo, ma perché è salita anni fa all’onore delle cronache per aver denunciato i mafiosi che pretendeva il Pizzo per stare aperti.
Il locale molto antico e caratteristico è sempre presidiato da una volante di polizia o carabinieri, ma non vi sono pericoli maggiori che altrove.
Frequentatissimo dagli indigeni amanti dello “sfincioni” e delle “pani chi panelle” e  i pani ‘ca mieusa i più famosi piatti tipici della tradizione palermitana.
U’ sfinciuni, anticamente preparati per le Feste Natalizie ed ora per tutto l’anno,
devono essere “muoddu comu na sfincia”  che traduco liberamente in “ morbidi come una spugna” . 
E’ una specie di focaccia molto soffice, che si può condire con 
pomodoro, origano e caciocavallo ma anche con sarde, cipolla e 
olio extravergine. Solo a Palermo viene venduto anche per strada 
da ambulanti che strillano il prodotto nelle strette vie del centro 
storico, come “u pani chi panelle” l’altro cibo da strada, tipico 
palermitano
Le panelle sono frittelle di farina di ceci, che vengono accompagnate con il pane e anche con i cazzilli, crocchette di patate.
Devo osservare, da grande frequentatore dell’Ardenza, che pani e panelle somiglia assai nel concetto a “cinque e cinque” livornese, che è un panino con la Torta che a Lucca si chiama cecina….
Torniamo al San Francesco, qui troviamo questi piatti ma anche gli altri piatti della cucina povera siciliana,  pani ‘ca meusa, milza in tegame per altri panini da strada,, arancini, sarde a beccafico e così via.
Costi veramente CIP, per una degustazione di cibi molto particolari e di non facile digestione…. 


giovedì 30 agosto 2012

SPILUCCANDO 29 - Scalzone - Castel Volturno


Negli anni ’70 fino ai primi anni ’80 avevo l’abitudine di andare a Caccia di allodole nella piana della Campania vicino al mare fra le Provincie di Caserta e Napoli e i Comuni di Castel Volturno, Marcianise, Casal di Principe, vicino alla via Domitiana.
Paesi e posti “difficili” ma la grande pianura acquitrinosa, dove i Bufali pascolavano liberi acquattati nelle limacciose acque dei piccoli stagni che infestavano tutta la pianura, era perfetta, per l’appostamento alle Allodole.

Una caccia antica e spettacolare con le Civette vive appollaiate sui lunghi bastoni che svolazzavano a comando per attirare i branchetti di allodole o con gli specchietti che giravano vorticosamente per incuriosire un uccello così particolare e così buono da far girare sul girarrosto, molto meglio del tordo.

 Iniziavano anche a circolare i primi registratori abusi con il canto dell’allodola….ma gli indigeni non andavano tanto per il sottile…..portavano la loro auto nella pianura, aprivano lo sportello dove vi erano le casse acustiche, mettevano una cassetta con il canto e con la radio a tutto volume, attiravano gli uccelli.
Quando andavamo a caccia mangiavamo al sacco andando ad acquistare ad una delle tante piccole aziende artigiane della pianura le grandi mozzarelle di bufala che mangiavamo a morsi inondandoci di latte che schizzava fuori abbondante perché appena uscite dalla sapienti mani dei mozzarellai.
La sera le Bufale venivano avviate alla stalla per essere munte e accanto alla stalla vi erano i locali dove piccoli artigiani trattavano subito il latte e sfornavano mozzarelle a getto continuo….non tanta igiene forse…ma mozzarelle da favola…mai più mangiate di così buone…di così morbide e saporite…..piene di latte  

Il progresso e le nuove norme europee hanno cancellato tutto questo mondo fai da te…..certamente è giusto…ma questi sapori così “nature” non si trovano più.
Dormivamo allora in un piccolo Hotel a tre stelle sulla via Domitiana, con annesso ristorante, chiamato Scalzone dal nome del proprietario che era un famoso tiratore di piattello, medaglia d’oro alla Olimpiadi di Monaco del 1972.
Tutti i cacciatori andavano la, perché Scalzone era un simbolo, perché l’albergo aveva un servizio “privato” di sorveglianza delle auto, dove erano stipate cartucce, attrezzature e civette….che consisteva in un uomo che armato di fucile, vegliava la notte su una seggiola accanto alle nostre auto, perché da Scalzone si mangiava veramente bene i prodotti locali….mozzarelle di bufala che inondavano il piatto di latte, pizze stupende, primi piatti con pummarole squisite.
 Sono anni che non vado più a Caccia li, Scalzone è morto giovane, a metà anni ’80, ma l’Hotel-Ristorante è sempre attivo e chi c’è stato di recente mi ha detto che si mangia ancora molto bene le specialità del posto. Bufale, Salumi, Pummarole.