mercoledì 28 novembre 2012


Mi sia consentito di tornare sulla Tassa di Soggiorno improponibile nel modo posto dal distruttivo Assessore Favati, ma non da demonizzare. 
Istituire oggi a Lucca una Tassa sul Turismo di misura esagerata è folle e pericoloso. Ma le categorie turistiche devono valutare la realtà di oggi della Promozione turistica, che non esiste più, dopo l’abolizione delle APT e delle Province e la insipienza dell’odierna Itinera. 
I problemi sono tre: 
la dimensione della futura Tassa, che non deve superare un euro e cinquanta, l’applicabilità della Tassa che deve riguardare solo il primo giorno di soggiorno e non gli altri, in maniera da non penalizzare le permanenze di più giorni, 
la destinazione delle somme introitate che devono essere vincolate alla Promozione turistica, senza se e senza ma, con un controllo attivo delle Categorie Turistiche. 
Una vera Tassa di scopo di  misura modesta e solo sul primo giorno di arrivo e non sulle presenze. 
Per la gestione di queste somme il Comune dovrebbe delegare la Camera di Commercio, a realizzare iniziative promozionali in Italia ed all’estero, in cui il Comune mette l’intero importo della Tassa e la Camera di Commercio strutture e personale, per realizzare eventi e fiere, in collaborazione con le categorie turistiche. 
L’utilizzare la Camera che ha già strutture delegate alla Promozione economica vuol dire avere importanti risparmi su personale specializzato e con esperienza nel settore della Promozione. 
E’ ovvio che il Comune potrà mantenere il potere politico di indirizzo sulle mete e gli obiettivi della Promozione

Francesco Colucci .  


martedì 27 novembre 2012

Alla scoperta delle Tradizioni Natalizie.


Con questo Post inizio la collaborazione con la signora Nicoletta Franzosi con lo scambio, fra noi, di articoli di turismo ed enogastronomia e informazioni pubblicitarie. 
Allarghiamo così le conoscenze su un settore che mi sta particolarmente a cuore, per gli amici che seguono questo mio Blog, con articoli di sicuro interesse, realizzando anche un modo diverso per conoscere le molte realtà del pianeta terra agli appassionati di viaggi, di buona cucina, di tradizioni e di eccellenze......
Ovviamente continuerò a pubblicare le miei valutazioni sul turismo e sulla politica e soprattutto sui Ristoranti che ho personalmente visitato in ogni paese da me attraversato per diletto e per lavoro nella mia lunga vita (per ora) e che sto assemblando per la pubblicazione della mia prossima particolare Guida che si chiamerà Spilucando.  
francesco colucci 

L’albero di Natale del Rockefeller Center
Vetrine addobbate, luci colorate, musica tradizionale, non c'è città migliore di New York per lasciarsi conquistare dall'atmosfera natalizia. Ma tra i maestosi grattacieli e i lussuosi hotel a New York si cela un'attrazione capace di lasciare tutti senza fiato: il maestoso albero di Natale del Rockefeller Center. Divenuto ormai una tradizione delle feste, il Natale arriva a New York assieme all'altissimo albero che domina le piste di pattinaggio più famose al mondo. Nelle suggestiva cornice del Rockfeller Center, infatti, ogni anno tutta la nazione segue, dal vivo o in diretta TV, la cerimonia di accensione dell'albero, che segna l'inizio delle festività. Quest'anno le migliaia di luci che addobbano l'albero saranno accese dal sindaco di New York il 28 novembre 2012 e continueranno a illuminare il Natale degli americani e dei turisti che affolleranno gli hotel di New York fino al 6 gennaio 2013. L'albero del Natale 2012 sarà l'ottantesimo giunto a New York. Ma quando e come è nata questa secolare tradizione? Il primo albero fu posizionato davanti al Rockefeller Center alla vigilia di Natale del 1931, dagli operai che lavoravano alla costruzione del centro. In piena Grande Depressione, l'albero simboleggiava il loro lavoro onesto, ma anche l'occasione di festeggiare un salario che, seppur basso, pochi altri operai della nazione avrebbero avuto la possibilità di ricevere. È solo nel 1933 però che cerimonia di accensione dell'albero diventa ufficiale. Gli anni passano e gli eventi politici e sociali che coinvolgono la nazione finiscono per influire anche sull'albero del Rockefeller Center. Così per il Natale 1942 il centro ospita non uno ma ben tre alberi, ognuno decorato nei colori della bandiera americana (rosso, bianco e blu), mentre nel 1944 l'albero resta spento nel rispetto delle ordinanze sull'oscuramento della città stabilite durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1971, invece, alla luce della crescente attenzione globale sulla tutela ambientale, l'albero viene riciclato per la prima volta, per ottenere pacciame e legna, donata ai Boy Scout e ad associazioni umanitarie come Habitat for Humanity, tutt'oggi impegnata nella costruzione di abitazioni in Louisiana, a New York, ma anche per le famiglie bisognose di India e Brasile. Intanto l'importanza della cerimonia di inaugurazione cresce nell'intera nazione, tanto da spingere l'emittente americana NBC a filmare l'evento in una diretta TV che diventerà un appuntamento fisso delle festività per milioni di americani. L'evento ha oggi una tale importanza, che sia la scelta dell'albero che delle decorazioni seguono direttive precise. All'inizio l'albero del Rockefeller Center è stato frutto di donazioni, provenienti non solo dagli Stati americani, ma anche dal Canada. Oggi invece il comitato organizzatore si serve di un gruppo di esperti, che perlustra in elicottero i boschi e le foreste nazionali, in cerca dell'esemplare perfetto, che sarà poi trasportato a New York. Diversa l'evoluzione delle decorazioni, che hanno visto alternarsi ghirlande, festoni e schiere di angeli, fino alla miriade di coloratissime lampadine a risparmio energetico utilizzate per illuminare l'albero nel 2011. L'albero e le decorazioni previste per il Natale 2012 sono ancora top-secret, ma sicuramente lo spettacolo che aspetta turisti e newyorkesi sarà eccezionale. Buone feste!

 immagine tratta dal web

martedì 13 novembre 2012

PESCE POVERO



Negli ultimi anni è stato rivalutato il cosiddetto pesce povero, che sta a significare quel pesce, normalmente azzurro, che avendo poco mercato nei grandi ristoranti di pesce e sulle tavole dei VIP, ha costi ridotti e ….molte lische.

Il Pesce azzurro è invece sempre più un pesce genuino e frutto di pesca reale, perché avendo prezzi di mercato bassi, non viene allevato.
I Branzini, Le Orate, I Dentici ormai stanno diventando pesce CIP perché allevati più o meno bene su ogni costa del Mediterraneo e l’ormai sempre più raro pescato di questi pesci sempre più caro.
Il Pesce povero ha più lische, ma è più genuino, più di “mare” e se saputo ben cucinare saporito e digeribile quanto l’altro.
Su questi pesci vi è la riscoperta di una cucina antica, ma moderna, che valorizza sempre più un modo diverso di mangiare il pesce.
Una cucina più saporita, più interessante da provare non scontata come il Dentice ai ferri, l’Orata al guazzetto, il Branzino al sale.
Acciughe alla povera, all’aceto e cipolla, fritte, Sgombri o come si dice da noi “Ciortoni” che Wikipedia dice derivare da la storpiatura del nome inglese degli Sgombri, short tuna (piccolo tonno), alla brace, Carpaccio di Tonno, Sarde al beccafico, in Saor e così via con piatti antichi rivisitati da una cucina che vuole riscoprire gli antichi sapori a costi CIP.
La cucina di pesce povero prevede dei primi assolutamente di valore in maniera assoluta, delle zuppe deliziose, dei modi fantasiosi e genuini di cucinare il pesce.
Altra moda di questi anni, sempre per abbattere il costo proibitivo del pescato di pregio è la nascita di Trattorie dove in maniera trasparente si cucina solo pesce decongelato. Pesce ottimo se la congelatura è avvenuta con pesce fresco, meglio sul peschereccio in alto mare. E’ questi sempre pesce di Oceano, Atlantico e Pacifico, quindi di sapore leggermente diverso dal nostrale, più grande, ma certamente di valore che se decongelato e cucinato bene non ha nulla da invidiare a quello fresco.
Di seguito alcune trattorie dove queste due tipologie di pesce, il povero e il congelato sono da provare, a mio parere.   

giovedì 8 novembre 2012

MATERA, un posto meraviglioso da vedere e da assaggiare





Matera è la città di mio padre Luigi… anzi Gino, la città dei Colucci……in antico piccoli Baroni terrieri, latifondisti, rovinati ai primi del novecento dalla filossera e dalla siccità.
Ultimo barone mio nonno che si chiamava come me, FrancescoPaolo Colucci.
Dove FrancescoPaolo è in onore, nel sud, di San Francesco da Paola, un santo controverso, emigrato in Francia, alla corte dei Re francesi….da visitare nelle Calabrie, il Santuario, scavato nella montagna….una cosa molto suggestiva.
Mentre Colucci viene da San Nicola, vescovo di Bari, guerriero, con i suoi fidi che si chiamavano i Nicolucci…da cui per aforesi…Colucci.
Mi si perdoni le digressioni…ma quando si parla di Matera……mi perdo nei ricordi….. SPILUCCANDO 16 – Le Botteghe – Matera
Matera è la città di mio padre Luigi… anzi Gino, la città dei Colucci……in antico piccoli Baroni terrieri, latifondisti, rovinati ai primi del novecento dalla filossera e dalla siccità.
Ultimo barone mio nonno che si chiamava come me, FrancescoPaolo Colucci.Dove FrancescoPaolo è in onore, nel sud, di San Francesco da Paola, un santo controverso, emigrato in Francia, alla corte dei Re francesi….da visitare nelle Calabrie, il Santuario, scavato nella montagna….una cosa molto suggestiva.
Mentre Colucci viene da San Nicola, vescovo di Bari, guerriero, con i suoi fidi che si chiamavano i Nicolucci…da cui per aforesi…Colucci.

Mi si perdoni le digressioni…ma quando si parla di Matera……mi perdo nei ricordi…..

Torno volentieri a Matera, anche se non ho più parenti vivi…..stretti…..perchè è una città unica al mondo, aspra e difficile…ma di un fascino molto speciale…quando sono a Matera, mi sento a casa….anche se sono nato a Bozen, in vero e vissuto solo in Toscana, fra Montecatini, l’Ardenza, Pistoia e Lucca, seguendo gli spostamenti lavorativi di mio Padre.

A Matera conosco molti posti “onesti” dove degustare i tipici mangiari lucani e pugliesi, dato che Matera è sul confine fra le due regioni.

Ne voglio ricordare uno solo, nell’affascinante Sasso Barisano, le Botteghe, con locali scavati in buona parte nel tufo e dove, su un grande bracere, si arrostisce che di tutto, pecora, maiale, salsiccia piccante o con il finocchietto selvatico….la famosa “lucanica”, in punta di coltello, che ha trovato i natali proprio in questa regione.

Si arrostiscono anche le “gnumeredde” …..coratella d’agnello, che veniva cotta in passato nei forni dei macellai di allora per chi non aveva in casa….ovvero nei Sassi, la possibilità di braceri e forni.

Gli antipasti sono rigogliosi di verdure e insaccati…. .una pasta fatta in casa nel regno del grano duro, condita con un pommarola casalinga che si taglia con il coltello…

Da assaggiare la Manteca….un formaggio che nasconde all’interno un saporito burro giallo, unico modo di conservarlo dalla calura estiva, in un passato senza frigo.

Vini gagliardi ormai addomesticati ai gusti del terzo millennio….quando venivo con mio padre da ragazzo a Matera, il vino aveva 18 gradi al minimo, forte e greve e a me veniva allungato con la gazzosa……la bibita dei ragazzi di allora.

Molte altre sono le locande dove mangiare bene, tipico, con pochi spiccioli, facendo un salto indietro nel tempo.

Mi ricordo verso la fine degli anni ’50 con quanto orgoglio mio zio Mimì (Domenico) capostazione di Matera, di una linea a scartamento ridotto, che “spalettava” due o tre treni al giorno…. minuscoli trenini provenienti da Ferrandina, mi fece vedere l’erigendo “modernissimo” quartiere Venerdì, dove a forza furono trasferiti gli abitanti dei Sassi, che poco dopo furono abbandonati alla morte del tempo…..se non fosse tornato di gran moda …una ventina di anni orsono, di restaurare e far rivivere queste meravigliose primitive abitazioni dell’uomo, dalla preistoria in avanti.









Prova tecnica


Prova Tecnica

martedì 6 novembre 2012

Riformisti Italiani alle elezioni

Ieri sono stato a Roma a partecipare alle riunione dei Riformisti Italiani che vede in Stefania Craxi, il suo Presidente.
La riunione si è tenuta alla Fondazione Craxi, erano presenti rappresentati di ogni Regione Italiana.
Dopo la relazione del Presidente Stefania Craxi e gli interventi di tutti i delegato regionali, è stato deciso che il Simbolo dei Riformisti sarà presente alle prossime elezioni nazionali e a quelle regionali di Lombardia, Lazio e Molise.
Per preparare organizzativamente il partito riformista è stato deciso di tenere una
Convention Nazionale a Roma sabato 8 dicembre, con tutte le rappresentanze regionali e locali.
A margine della riunione mi è stato dato l'incarico di aiutare organizzativamente le realtà dei riformisti di Pisa, Livorno, Massa e Pistoia.



lunedì 29 ottobre 2012

ALLARME TURISMO A LUCCA


Occorre iniziare a preoccuparsi della situazione del Turismo a Lucca e nella Valle del Serchio. La frettolosa chiusura delle APT da parte della Regione, senza aver delegato ad altri enti le competenze delle stesse, la situazione precaria delle Province, destinate alla chiusura nel 2013, l’insufficienza cronica di Toscana Promozione, per la quale si parla insistentemente di una prossima totale ristrutturazione ed uscita dal circuito regionale, coniugate con l’insufficienza strutturale dei piccoli Comuni e la scarsa attitudine di quelli più grandi ad ogni politica del Turismo, sta creando le premesse per una involuzione di tutto il settore, con pericoli di recessione reali. La mancanza di una qualsiasi politica coordinata della promozione turistica, di una efficiente rete di informazione ed accoglienza, di eventi che possano arricchire l’offerta in bassa stagione e soprattutto l’assenza di un ente riconosciuto che possa mettere ad un solo tavolo le diverse realtà pubbliche e private, su un aria vasta, che interessi almeno Lucca, la Piana e la Valle del Serchio, sta configurando un situazione di completo sbando per tutto il settore, che in questi ultimi 15 anni è divenuto uno dei cardini dell’economia lucchese e dell’occupazione. In un momento in cui l’industria ha oggettivi motivi di preoccupazione, disperdere le positive esperienze di questi anni, nel turismo per mancanza di idee, coordinamento e organizzazione è folle. Di qui l’esigenza che enti come  le Camere di Commercio, che in Toscana molto hanno già fatto nel settore, per investimenti e eventi, siano chiamate a prendere ancora maggiori responsabilità in termini di coordinamento e di gestione, recuperando le competenze delle defunte APT e gestendo in prima persona la trasformazione, in senso efficientistico di Toscana Promozione. Anche le categorie economiche devono fare la loro parte, rendendosi conto della situazione disastrosa della finanza degli enti pubblici, che non hanno più  risorse per il settore. Va gestita in positivo l’ornai improcrastinabile Tassa di Soggiorno, rinunciando ad arroccarsi su posizioni di intransigenza preconcetta, per portare a casa l’utilizzo esclusivo delle risorse raccolte per il solo settore del Turismo, prima che la tassa sia destinata invece a coprire i buchi dei Bilanci comunali.  

Francesco Colucci

venerdì 26 ottobre 2012

PIO, la storia del lavoro di un uomo che ha dato nome ad una località del Morianese.



Nel continuare a scrivere SPILUCCANDO, le esperienze e le storie vissute nella mia vita di appassionato e presuntuosamente esperto enogastronomo, che pubblicherò come libercolo, nel 2013, mi sono imbattuto nella interessante storia di un uomo che con la sua attività economica aperta al suo nome, PIO, ai primi del novecento, ha dato, col passare degli anni, nome, per uso comune, anche ad una località del Morianese, in quella splendida frazione fra collina e fiume che è S.Quirico di Moriano.
Subito dopo la grande Guerra 15-18, Pio Vincenzo Massagli, con l'aiuto della moglie Lina Bevilacqua, aprì bottega in un vecchio fabbricato posto all'incrocio fra la via del Morianese, che dall'Indicatore del Giannotti porta a Ponte a Moriano in riva destra del Serchio e la stretta via della Chiesa, che porta alle poche vecchie case dell'antico San Quirico abbarbicate intorno alla Chiesa di San Quirico e Giulitta.
Sul Sito dell'Arcivescovato in relazione alla Chiesa e la Frazione di San Quirico di Moriano si legge:
Le Origini del paese sono molto antiche, esiste una pergamena dell'803 ed altre dello stesso secolo che nominavano la località Aniciano o Nicciano e la Chiesa di SS.Quirico e Giulitta.
La Chiesa è parrocchia dal 1736, quella attuale restaurata nel 1938/39 è stata consacrata il 13 maggio 1939 ed è orientata con la facciata neoclassica verso est sulla quale c'è scritto "Divo Quirico dicatum". L'interno a Croce latina è abbellito da un dipinto su tavola del sec.XV raffigurante la Madonna con Bambino tra Santi, un organo di fine ottocento e un gruppo ligneo della Madonna del Soccorso.

S.Quirico è una delle frazioni storiche e più vive del Morianese, che ancora oggi ha mantenuto la sua vocazione di borgata agricola, lungo i dolci pendii delle colline e nella golena del Serchio. La popolazione ha continuato a mantenere le vecchie tradizioni contadine, continuando ad occuparsi di orti, vigne, oliveti e alberi da frutto, grazie alle condizioni climatiche favorevoli del luogo che ne hanno favorito nei secoli le coltivazioni.
S. Quirico e tutto il Morianese sono una realtà viva e partecipata dai suoi abitanti grazie anche ad un dinamico Comitato Paesano, che si è preso cura del territorio e che edita un grazioso e efficace Blog: MURRIUS. Devo al suo Presidente l'aver trovato la famiglia Massagli il cui avo dette vita a PIO.
Le dolci colline del Morianese sono uno dei territorio preferiti da Olandesi ed Inglesi, ma anche di altri ex turisti che incantati dai luoghi, hanno ristrutturato Ville e Casali per farne la loro residenza.
Torniamo a noi, anzi a PIO, quel Pio Vincenzo Massagli, che dopo la fine della grande guerra, apre sulla via del Morianese all'incrocio con via della Chiesa,una bottega di generi vari, quelle botteghe di paese di una volta, dove si poteva trovare tutto quello che poteva servire ad una comunità contadina di allora: Generi Alimentari, Pane, Pasta, Insaccati, Carne di Maiale, Sale e Tabacchi, Bar, ma anche Mercerie, calzini e mutande, carta, penna e inchiostro.... insomma di tutto e di più.
 Non poteva mancare un piccolo macello, dove ogni giovedì della stagione invernale, si macellava e insaccava il Maiale e un grande ombroso pergolato dove le sere di estate, si poteva fare il "ciancino" o bere un gotto di vino. Si mangiava pane salame e fichi o tonno, fagioli e cipolle, per bere un Vino delle vicine vigne o un "Coretto" al Rum 70. Nella stagione invernale due stanze al primo piano sostituivano la pergola ed il calduccio era dato da grandi camini. Ho ricordi anch'io di questo pergolato dove sono stato ragazzo a 17 anni, in lambretta con la mia morosa, a farmi un panino e una gazzosa, prima di andare a sflanellare sotto un fico, sulla collina.
Un posto così importante per la piccola comunità ai piedi della Chiesa, ha finito per essere il punto di ritrovo e di spesa per intere generazioni di Morianesi......dove vai?? vado a fare la spesa da PIO, ....dove ci troviamo più tardi? da Pio, che devo prendere da fumare o meglio tabacco da masticare, come facevano i nostri nonni....quante le sere trascorse sotto la pergola, a contare storie di paese, di caccia, di pesca.
Quel "da Pio", nel passare degli anni è divenuto il nome di quel luogo dove viveva e lavorava la piccola comunità ai margini della golena del fiume, della parrocchia di San Quirico.
Alla morte di Pio Massagli nel 1934, continuano a gestire la bottega i figli e poi i nipoti. Uno dei figli, apre bottega anche a Lucca, in via del Battistero, per commercializzare in città quei prodotti del maiale che si continuerà a macellare ed insaccare, da Pio a San Quirico.
Negli anni settanta, la famiglia Massagli, assottigliata nel numero e decide di vendere e sono i Pucci a prendere le redini di tutte questa attività, che anni dopo saranno trasferite in un moderno fabbricato, davanti al vecchio Pio. Trattoria, Alimentari, Bar, Macello, Vino, Olio, tutto come prima fino ai giorni nostri......e la storia continua.....ma questa è un'altra storia....che racconterò fra qualche mese.....
Il certo è che quando vuoi indicare il posto dove dalla via del Morianese  puoi prendere la strada per la Chiesa e per la Maulina, devi dire "quando sei a Pio, gira a sinistra e sali".
Un ringraziamento alla nipote di Pio Massagli, che mi ha gentilmente accolto in casa sua, insieme alla anziana mamma per ricordare questi avvenimenti, mostrandomi anche vecchie meravigliose sbiadite foto della vecchia bottega, che mi dolgo di non poter pubblicare.


giovedì 11 ottobre 2012

I TRIPPAI FIORENTINI


La trippa è un piatto povero universale, con grandi tradizioni in Toscana ma se cucinata in vari modi viene servita in un panino, è una tradizione tipicamente fiorentina

Si va dal Lampredotto, scuro e forte, bollito, eccezionale anche con il riso, alla bianca spugna e croce, alla guancia, alla matrice (la vulva della vacca) alla poppa.
Nei vari contenitori, spesso pentole giganti, che quando vengono aperti, in inverso sprigionano nuvole di odori di mille anni fa, puoi trovare a secondo del baracchino dove ti sei fermato, il più famoso è il panino con il lampredotto dove il pane è bagnato con il brodo di cottura del lampredotto e poi riempito,

ma la trippa viene cucinata in cento maniere, con sughi diversi e saporosi, il lampredotto in zimino, il bollito misto di guancia, le polpette di trippa, in stagione trippa con i funghi e in estate, fredda in insalata con aglio e prezzemolo.
Famosi anche i crostini di poppa, preparati in varie maniere, con le poppe della vacca.

 Ogni trippaio ha i suoi segreti di cottura e di abbinamento, ogni trippaio ha i suoi fans, clienti abituali che non si spostano da trentanni.
I miei consigli sono per Mario Albergucci  a Porta Romana per le insuperabili insalate di trippa, a Leonardo Torrini in Piazzetta del Bandino, per le penne al lampredotto e la Trippaia davanti al Mercato Centrale con un lampredotto co’ fagioli bianchi “zolfini”.
Ma anche gli altri trippai, non ho potuto provarli tutti, perché sono tanti, hanno capacità e piatti meravigliosi per chi piace il genere.
In passato, ogni anno, i trippai riuniti organizzavano un cena portando ognuno i suoi piatti forti, non so se la fanno sempre, io ci sono stato una volta, tanti anni fa ed è stato uno spettacolo, 14 portate, tutte a base di trippa e frattaglie, cucinate in maniera diversa, ognuna con la sua storia.
Una degustazione unica nel suo genere, che spero esista sempre.

 

 



martedì 2 ottobre 2012

LIVORNO, Da Gagarin, Antica Torteria del Mercato

Se, girando per le strade di Livorno, vi imbattete in un locale con la scritta "Pizza e Torta", fermatevi, entrate e provate ad assaggiare la famosa torta di ceci: non solo gusterete una vera prelibatezza, ma assaggerete anche un po' di livornesità, aprendo così una piccola finestra attraverso la quale dare una sbirciatina a questa città, la cui essenza si ritrova proprio nelle cose più semplici e genuine come, appunto, la torta di ceci.
Per partecipare al matrimonio più perfetto che ci sia, gustatela sorseggiando un bicchiere di spuma, rigorosamente "bionda", bevanda della tradizione livornese, rimasta tuttora molto in voga in città.
Nel caso, poi, abbiate voglia di continuare a camminare per la città in compagnia della scoperta appena fatta, fatevi dare il classico "cinque e cinque" (il cui nome deriva dal periodo in cui venivano acquistati 5 centesimi di torta e cinque di pane) cioè la torta servita in una focaccina o meglio nel pane francese da gustare cammin facendo.
Ecco infine la ricetta per coloro che si volessero cimentare a casa propria
Stemperare una parte di farina di ceci e 3 parti d'acqua in una terrina, aggiungere il sale e mescolare energicamente per sciogliere i grumi di farina. Lasciare riposare la miscela per un paio d'ore, mescolando di tanto in tanto per evitare la decantazione della farina. Ungere una teglia in rame stagnato con un velo d'olio e, dopo aver aggiunto mezzo bicchiere d'olio, versare la miscela partendo dal centro della teglia fino a uno spessore di circa 5 mm. Mettere in forno e cuocere fino a che non si sarà formata una crosticina dorata; infine spolverarla con il pepe.
Molti sono i locali a Livorno dove il cinque e cinque è realizzato a regola d’arte, quello che preferisco è Gagarin, l’antica torteria del Mercato, a pochi passi dal bellissimo Mercato coperto, sul fosso che attraversa Livorno.
Gagarin è il soprannome del proprietario, dato tanti anni fa per la sua somiglianza con l’austronauta Russo, in una città sempre alla moda per i soprannomi e per gli sfottò.
Il locale è piccolo, spesso c’è ressa per far un cinque e cinque o per portare a casa un cartoccio di Torta….a mio parere una delle più buone del Mondo.


Vengo qua, da tanti anni, quando vado a fare la spesa al Mercato sui fossi, un Mercato antico e affascinante con i vecchi banchi di marmo del pesce, ricchi di pescato a buon prezzo, quelli della verdura e frutta, con i banchi dei contadini che vengono dalla campagna e dalle colline vicine, quelli imponenti della carne, del pollame, del pane allineati a schiera sotto il l’ampio tetto di metallo e vetro.


Un modo più umano, più vero,  meno tecno di fare la spesa…poi un salto davanti, da Gagarin, per un cinque e cinque, un bicchiere di bionda spuma e poi indietro di nuovo nel Mercato per un “Ponce” alla livornese, 50 e 50, caffè e rum, una scorza di limone e lo zucchero sul fondo del “gottino” da non girare.

Una esperienza da provare….poi al mare…a vedere le chiappe…chiare…anzi monumentali….come debbono essere quelle delle livornesi veraci….floride e ampie, perché questo è il tipo di donna più amato dagli indigeni…..