venerdì 28 ottobre 2016

Buon compleanno a tutti gli amanti dei Comics

Oggi iniziano cinque giorni di grande impegno per tutti i passionisti di Comics and Games, che compiono quest'anno 50 anni.
Un grande percorso, una lunga vita, con momenti di passione, di sofferenza, ma anche di grande gioia, di grandi successi, come nella esistenza di tante persone.
Mi sono occupato per tanti anni, anni anche difficili, dei Comics che credo mi si possa perdonare un atto di presunzione e di orgoglio, che faccio con il cuore:
Dare un enorme ringraziamento a tutti coloro che hanno reso possibile questo grande compleanno, scusandomi se la memoria di un vecchio possa aver dimenticato qualcuno:
Dal Sindaco Martinelli, che ne consentì la prima edizione, a Traini, a Barsotti, a Sesti, al Commissario Lococciolo, che ci consentì di spostare i Comics nel centro-storico nel 40° anno, per poi rimanervi, ai Sindaci, agli amministratori, ai funzionari del Comune e gli altri enti, che negli anni hanno perseverato nell'impegno, agli Sponsor che hanno aiutato, agli attuali grandi attori dei superbi successi dell'ultimo decennio: su tutti, Caredio e Genovese, ma anche Vietina, Russo, Di Grazia, Parenti, Dani e tanti altri.... perdonate se non posso ricordarmi di tutti.
Un grande ringraziamento deve andare anche ai due milioni di persone e passa di giovani e meno che sono venuti a Lucca, gioiosi ed educati, con il sole e con la pioggia, alle migliaia di comparse lucchesi che negli anni hanno costituito  il braccio dell'organizzazione, facendo funzionare tutto al meglio, a tutti coloro che hanno avuto e hanno un maggior lavoro, dai servizi pubblici ai privati non scordando le migliaia di lucchesi che pazientemente sopportano i disagi dell'affollamento.
Ricordare chi nel passato ha fatto e nel presente fa tutto il possibile per il successo del più grande, più internazionale, evento che Lucca ha mai avuto, mi sembra doveroso, nel giorno del 50° compleanno.
Non competerebbe certo a me farlo, ma visto che nessuno lo fa, si dovranno accontentare del mio ringraziamento, da semplice cittadino lucchese, innamorato della sua Lucca.

francesco colucci




sabato 15 ottobre 2016

Acquedotto del Nottolini: tanto tuonò che piovve...ro alberi......!!!

Molte volte sono intervenuto sia pubblicamente che con lettere al Comune e alla Soprintendenza per denunciare il pericolo che correva l'acquedotto monumentale del Nottolini a causa di alberi enormi cresciuti sia sul terreno pubblico che su terreni privati e che minacciano la stabilità del Monumento.
Alcuni pioppi poi appoggiano pericolosamente le loro chiome sul camminamento alto, rischiando di travolgerlo, ma già hanno spostato la pendenza di alcune colonne.
Inoltre avendo gli alberi invaso la fossa demaniale di scolo delle acque, le stesse allagano la base del monumento contribuendo a mettere a rischio la stabilità dello stesso.
Ieri sotto l'impeto del vento e della pioggia è cascato uno di questi alberi, uno non molto grande, che però ha devastato il tetto di una costruzione adiacente l'acquedotto, bloccato la via pedonale che dal Tempietto porta alle sorgenti delle Parole d'Oro, scalfito una colonna dell'acquedotto.
E' andata bene che non vi sono stati altri danni questa volta....la prossima non so se saremo così fortunati.
Spero che il pericolo corso faccia muovere il culo al Sindaco Tambellini per intervenire a preservare uno dei monumenti più significati dell'ingegno dei nostri nonni.

francesco colucci


giovedì 29 settembre 2016

Il "Sociale" della Giunta Tambellini

Abito in via Ghiselli e vicino vi è da più di vent'anni un piccolo accampamento di zingari, un paio di famiglie credo, con un nugolo di bimbetti. Si arriva a loro con un via vicinale sterrata, che porta anche alla vicina corte del Barchino. Con loro ho un rapporto di vicinanza normale, ci salutiamo, a volte mi fermo a parlare con loro. L'altra settimana ho trovato il maschio adulto che conosco meglio con pala e picca che stava sistemando la strada del Barchino, spianando i dossi e riempiendo le buche, con l'aiuto della moglie. Mi sono fermato a domargli se lo avevano assunto come stradino e mi ha risposto che era costretto a cercare di aggiustare la strada perché lo scuolabus aveva cessato di venire a raccogliere i suoi figli perché riteneva la strada troppo sconnessa e aveva paura di danneggiare il bus. Mi ha chiesto se potevo parlare con qualcuno in Comune per avere un camion di brecciato che avrebbe pensato loro a sistemare la strada. Gli ho spiegato che essendo io all'opposizione di questa scassata Giunta comunale era meglio se ci parlava da se, vista la grande apertura verso il Sociale che questa Giunta dichiara. La risposta della moglie: noi zingari non ci ricevono neppure, figurati se ci mandano il brecciato. Fra loro si chiamano zingari tranquillamente alla faccia della falsa morale catto-comunista. Allora ho scritto all'assessore ai lavoro pubblici Marchini, spiegando che il lavoro per sistemare la strada di accesso al loro campo l'avrebbero fornito gli zingari, se il Comune avesse portato il brecciato. La risposta dell'Assessore è stata tempestiva e burocraticamente efficiente: ho passato la richiesta all'ufficio per vedere se ha disponibilità. Sono passati dieci giorni e brecciato non ne è arrivato. Lo Scuola Bus non lo vedo passare, quindi con un colpo solo la Giunta Tambellini con la sua grande apertura verso il sociale, per un camion di brecciato, ha messo in forse la scolarizzazione dei figli degli zingari del Barchino e ha umiliato la loro disponibilità a lavorare gratis per la comunità sistemando la strada vicinale del Barchino, che porta anche alle abitazioni della corte omonima.
Sono nettamente contrario ai mega campi zingari incontrollati come quelli delle Tagliate e della golena del Serchio, che difende Tambellini, ma quando vi sono piccole comunità che si sono integrate da anni con la popolazione locale, non dare loro una mano dimostra la falsità di questa Giunta Tambellini.

francesco colucci




venerdì 23 settembre 2016

L'Appello di Marcello Pera per Liberi-SI

Ho aderito con convinzione al Comitato Nazionale di Marcello Pera 
 Liberi-SI
partecipando anche al Comitato Lucchese che andremo a costituire Domenica 2 ottobre alle ore 11
nella Sala Tobino della Provincia di Lucca

L'Appello di Marcello Pera

"È un grave errore anteporre il giudizio sul Governo alla discussione sulla Riforma Costituzionale, perché si può essere di centrodestra e riconoscere che la riforma servirà allo stesso centrodestra quando tornasse a vincere.
La riforma ha innegabili vantaggi. Elimina quel bicameralismo perfetto che richiede che il Governo abbia la fiducia in entrambe le camere. La storia recente mostra che questo risultato è difficile da ottenere con qualunque legge elettorale, perché mentre i Deputati sono eletti “a suffragio universale” i Senatori sono eletti su “base regionale”, e perché quattro milioni e mezzo di cittadini votano per la Camera e non per il Senato. Come si ricorderà, nel 1994 Berlusconi ebbe la maggioranza alla Camera ma non al Senato, nel 1996 Prodi la ebbe al Senato ma non alla Camera, nel 2006 Prodi vinse con un margine di 25 mila voti alla Camera, ma perse al Senato, e nel 2013 Bersani vinse alla Camera ma non al Senato.
La Riforma Costituzionale corregge anche l’attuale estenuante procedura legislativa del “ping-pong”: legifera solo la Camera, e se il Senato si oppone, la Camera avrà l’ultima parola. I senatori saranno ridotti a 100. Diminuiscono i costi della politica. Si riducono le competenze delle regioni. Si aboliscono le provincie. Si abolisce il CNEL. Si limitano i Decreti Legge. Si introduce l’obbligo del Parlamento di votare le leggi di iniziativa popolare.
Gli elettori di centrodestra, in particolare di Forza Italia, sono sempre stati a favore della riforma della Costituzione, che fu il primo punto del programma di Berlusconi del 1994. Ci provarono con la Commissione bicamerale nel 1997 e con una legge costituzionale bocciata dalla sinistra in un referendum nel 2006. Credo che il centrodestra, come tutti i democratici, i moderati, i liberali, i riformisti, debbano riprendere la loro vecchia bandiera. Non possono stare dalla stessa parte di D’Alema, Grillo, la Cgil, Magistratura democratica, sinistra radicale, e tutti gli altri conservatori.
Se vincesse il No, due conseguenze sono prevedibili. Primo: la Costituzione italiana, che tutti chiedono di cambiare, diventerebbe intoccabile. Chi potrebbe mettere mano alle riforme dopo due referendum falliti? Secondo: se l’Italia si mostrasse irriformabile, nascerebbe una crisi grave. Chi ci darebbe in Europa più flessibilità e sui mercati più fiducia?
Assieme a molte personalità illustri, ho costituito il Comitato nazionale “LiberiSì” e intendiamo lanciare la stessa iniziativa a Lucca. Non c’entrano né i Partiti né il Governo, c’entra l’Italia."


 Per spiegarci e confrontarci, l’appuntamento è      

                      Domenica 2 ottobre ore 11 

           nella Sala Tobino della Provincia






  

martedì 20 settembre 2016

Referendum Costituzionale: Voterò SI e..... non solo

Ho letto e valutato le modifiche apportate dal Parlamento, alla Costituzione e sottoposte ora a Referendum.
Ho riflettuto a lungo sulla attuale grave situazione politica del Paese e dell'Europa e ho deciso di votare SI
Ho sempre messo la faccia nelle mie scelte per questo ho anche deciso di aderire e di sostenere il Comitato Nazionale LIBERI-SI che il lucchese Marcello Pera, già Presidente del Senato, assieme a molti esponenti della Cultura, del Lavoro e dell'Università, senza tessere di partito, ha presentato a Roma, la scorsa settimana.
Per chi interessa darò nei prossimi giorni, pubblicamente, sui miei Blog, FB e Twitter, le mie personali, politiche, motivazioni per tale scelta.
Vi invito fin da ora ad aprire il Sito: www.liberisi.it
ove troverete l'appello proposto da Pera e le modalità di adesione al Comitato Nazionale, nonché tutte le modifiche apportate alla Costituzione, articolo per articolo e sottoposte a Referendum, in maniera che ognuno possa farsi finalmente un giudizio sul merito della questione, con la propria testa.
Spero e credo che i Socialisti Riformisti e Laici di Lucca, i quattro gatti che condividono da tempo le mie scelte politiche, ma anche coloro che hanno apprezzato in questi anni le mie posizioni chiare sull' amministrazione di questa città e la battaglia contro l'inetta Giunta Tambellini ed il PD lucchese, mi aiutino in questa difficile opera di sensibilizzazione perché si valutino i veri temi oggetto del Referendum e non le posizione politiche strumentali.
Credo che sia ora necessaria l'ardua responsabilità costruttiva e non il facile massimalismo distruttivo, il tanto peggio tanto meglio.
E' indispensabile che ognuno si informi nel merito dei quesiti referendari, su cosa si voterà e poi decida con la propria testa.
Il conoscere prima di votare è l' essenza della democrazia.

francesco colucci
3480533233

colucci.lu@alice.it



domenica 11 settembre 2016

Lettera al Vescovo di Lucca.

Reverendo Monsignore Castellani, Vescovo di Lucca,
Le scrivo per manifestare la contrarietà di molti e mia che per la seconda volta gruppi organizzati di Musulmani, ospiti temporanei della nostra città, partecipino, in forma organizzata, alla millenaria processione del Volto Santo.
Rassicuro subito che questo rilievo non ha volgari sfondi razziali, sia perché sono ben esente da tali atroci pregiudizi che per il fatto che il nostro Sacro Volto Santo ha chiaramente colori in linea con i tratti somatici medio-orientali, come lo era nostro Signore Gesù Cristo.
Non vedo neppure scandaloso che Musulmani, Ebrei, Buddisti ed altri, che ne sentano il bisogno, partecipino alla Processione, fra i tanti fedeli Cristiani.
Umilmente Le rimprovero la forma "organizzata", poco volontaria, a schiere serrate, di Musulmani "indifferenti"  (eufemismo) al Volto Santo, che partecipano non avendo altro da fare, per una "botta di vita".
Quando vi fu anni fa lo sbarco di decine di migliaia di poveri Albanesi che fuggivano dalle miserie del comunismo, di fede cattolica o musulmana, mai fu fatto un atto del genere.
E' inaccettabile l'ostentazione, oserei direi la "violenza" che la Curia Lucchese, mostra con questo atto di esibizione forzata, per riaffermare sue teorie sull'accoglienza, senza se e senza ma, in contrasto con le leggi e i principi della nostra Europa e soprattutto il buon senso: chi a diritto all'ospitalità (guerre e carestie) sarà accolto con l'Asilo, chi no, dovrà essere rimpatriato.
Le dico questo da Laico convinto, Libera Chiesa in Libero Stato, che crede in Dio e nel Cristianesimo, ma assai meno in tutti gli orpelli ecclesiali che lo circondano nonché nei preti che "vogliono fare politica".
Gentile Vescovo, sa che la stimo per la sua attività pastorale e la sua vita ecclesiale: l'anno passato ha voluto dare un segnale vigoroso. Bene lo ha fatto: eviti quest'anno di ripeterlo. Oggi pensiamo ai nostri terremotati.
Lasci che il popolo lucchese viva in serenità le sue millenarie tradizioni religiose, senza infarcirle con controverse questioni di attualità politica, mischiando, come si dice, il Sacro con il profano.

suo

francesco colucci


giovedì 1 settembre 2016

Il mio ricordo di un altro devastante terremoto.....

Dopo la fase più acuta del dolore.... quella dei ricordi.
Nel tardo pomeriggio di domenica 23 novembre del 1980, un devastante terremoto nell'Irpinia e nella Basilicata, causò quasi 3.000 morti e la distruzione pressoché totale di centinaia di paesi.
Il Lunedì mattina Vigili del Fuoco, Comune e l'Usl di Lucca organizzarono una colonna di soccorso per le zone terremotate ed io, all'epoca amministratore dell'Ospedale di Lucca, assieme al collega Bullentini, ci mettemmo in marcia su una scassata 500 Fiat, portando un ospedale da campo e una quarantina fra medici chirurghi, infermiere, allieve della scuola infermieristica e due Suore, dei reparti ospedalieri.
I Vigili del Fuoco con le loro camionette, guidavano il convoglio che discese faticosamente la penisola, verso Sud. A mezzanotte arrivammo al Casello Autostradale di Avellino, dove ci fermammo alcune ore, in attesa dell'alba, perché i Carabinieri ci sconsigliavano di viaggiare di notte su strade e ponti disastrati. Fummo fra i primi soccorritori ad arrivare sul posto e tantissima era la confusione.
Una notte insonne perché le continue scosse di assestamento facevano "ballare" la cinquecento dell'Usl, non certo per i felici ricordi dei vent'anni.
All'alba iniziammo a risalire le valli dell'Iripina in uno spettacolo impressionante, le strade gravemente dissestate, i paesi distrutti, superstiti che vagavano atterriti a bordo strada.
Non ci fu possibile raggiungere il luogo che ci era stato assegnato, i Carabinieri ci sbarrarono la strada per un ponte pericolante e ci indirizzarono verso Calabritto, dove non era ancora arrivato nessuno.
Dopo decine di chilometri attraversando un paesaggio lunare ci attestammo al Campo Sportivo di Calabritto, che era in basso, dominato non più da un piccolo ridente paese, ma da un cumulo enorme di macerie: nulla era rimasto in piedi, se non qualche ala diroccata. Ci furono solo a Calabritto un centinaio di morti.
I nostri Vigili del Fuoco e gli Operai Comunali iniziarono a scalare le macerie del Paese, che non aveva più la strada centrale, su cui si erano, nei secoli, sviluppate le case: tutto era distrutto.
Noi dell'USL ci mettemmo a montate la tenda dell'Ospedale da campo, che in breve divenne il punto di ritrovo delle persone del posto, che erano sopravvissute al sisma. Era impressionante vedere la loro compostezza e dignità, nel fare la fila per la prima assistenza, come fantasmi ricoperti di polveri bianche impastate con rosso del sangue.
I nostri Medici e le Infermiere iniziarono la loro opera che sarebbe durata giorni e notti a venire, con dedizione e professionalità.
Vigili e Operai assieme ai Volontari, scavavano a mani nude, notte e giorno a turno. Il lavoro di Bullentini e mio era relativo, portavamo l'acqua e i panini ristoro a chi scavava, cercavamo il cibo per tutti, nei paesi vicini, dato che le nostre riserve erano costituite da poche scatolette di carne militare, di non so quale guerra.
Di giorno il tanfo della morte ammorbava l'aria, di notte il buio sulle macerie era spettrale, poche luci artificiali illuminavano gli scavi. Nelle tende da campo, a turno, dormivamo vestiti sulle brande, da dove spesso cascavamo in terra nel sonno per le violente scosse di terremoto, atterriti dai sordi rumori che scaturivano dalla terra martoriata.
Un ricordo su tanti: una donna, che le squadre di soccorso non riuscivano ad estrarre dalle macerie, in bilico sul burrone sottostante, perché aveva una gamba incastrata nel profondo, tanto che qualcuno chiese ai nostri medici di prepararsi ad amputarla sul posto, generando apprensione e sgomento in tutti noi.
Grazie a Dio arrivò una nuova squadra e una troupe televisiva locale e le due cose aiutarono a continuare a scavare, sia pure con grave rischio, ma per una soluzione meno traumatica: dopo molte ore, fu possibile liberale la povera donna e anche le nostre...coscienze....
Dopo arrivò l'esercito, con la sua cucina da campo e con una squadra genieri che realizzò prontamente un pista di atterraggio elicotteri. Due cose che risolsero i maggiori problemi: i feriti più gravi venivano trasportati via aerea agli ospedali napoletani, il mangiare per i superstiti e per le persone delle nostre squadre non fu più un problema.
Dopo un settimana il nostro compito di pronto intervento era pressoché esaurito e riprendemmo la via di casa, attraversando decine di paesi distrutti, ma in cui si vedeva finalmente un accenno di organizzazione nei soccorsi, che fu invero giudicata, a posteriori, poco tempestiva e molto disorganizzata.
Tutte le volte che vado al Sud, nelle terre di origine della mia famiglia, mi viene voglia di tornare a Calabritto per vedere come è stata ricostruita, ma il ricordo di quei brutti momenti, di quei morti, delle persone coperte di calce e di sangue, mi fa sempre desistere e non vado......chissà mai se un giorno troverò il coraggio.

francesco colucci





domenica 7 agosto 2016

Colore? No! Quantità

Nei miei interventi sull'invasione di migranti in Lucchesia qualche "sciabigotto" ha voluto leggere posizioni razziste, epiteto classico con cui la sinistra catto-comunista ama tappare la bocca a tutti i critici, di una politica sull'immigrazione, folle, sconsiderata e pericolosa.
Repetita iuvant: confermo che per me bianchi, rossi, neri, gialli, ambrati, sono tutti accettabili....non uguali, perché ognuno ha la sua indole, il suo carattere, che lo distingue dall'altro ed è per me solo questo quello che fa la differenza fra le persone:
Amo un nero pacifico e odio un bianco violento e...... viceversa.
La critica su questa immigrazione selvaggia non è sul Colore della pelle, ma sulla Quantità delle persone accolte...provvisoriamente...in attesa di scegliere coloro, pochi, che avranno diritto all'asilo politico.
Questa invasione "provvisoria", unita alla dispersione degli sbarcati, su tutto il territorio nazionale, renderà complicato attenersi alle regole europee, condivise, di espellere chi non ha diritto a rimanere.
Lo dovremo fare perché i Governanti Italiani sono stati presi con le mani della marmellata. La furbizia sottintesa a questa accoglienza confusionaria, fondata sulla convinzione che gli accolti sarebbero "fuggiti" nei paesi vicini, è stata scoperta da Francia e Austria, che hanno chiuso le frontiere, rendendo inevitabile il tragico finale: prima o poi dovremo rimandare, con tutti i problemi del caso, chi non ha diritto all'asilo, nei paesi di provenienza.
I soliti "sinistorsi chic", compreso qualche Senatore, ci vorrebbero ricordare come anche i nostri nonni, sono stati a sua tempo immigrati, con le pezze al culo.
L'onesta intellettuale latita: i nostri nonni emigravano negli Stati Uniti, Canada, Argentina, Brasile, Australia, paesi con pochi abitanti, dall'immenso territorio, che ricercavano affannosamente manodopera per l'agricoltura prima e le catene di montaggio, poi. 
Paesi che avevano un maledetto bisogno, di braccia e di popolazione.
In Italia abbiamo una pressione antropica altissima in relazione al territorio e una disoccupazione giovanile enorme. 
Tutto un altro Film.
Alcuni dicono: gli Italiani non fanno più figli, il ricambio generazionale è assicurato dagli immigrati.
Questi immigrati sono tutti maschi e se, grazie alla Cirinnà, si potranno sposare fra loro, difficile che possano fare figli.
Il motivo per cui le famiglie italiane sono poco prolifiche è dovuto al fatto che il lavoro, quello che c'è, è quasi sempre provvisorio, le strutture di assistenza ai figli, fatiscenti o esclusive, abitazioni e assistenza, molto deficitarie, le scuole poco accoglienti e costose.
Se i denari che spendiamo per accogliere immigrati, che dovremo in gran parte rispedire a casa, fossero investiti, in sostegni alle famiglie e in strutture per bambini, come faceva la "buonanima" che si fa peccato a ricordare, forse qualche nascita in più si potrebbe avere in questo nostro Paese, così tristemente sconclusionato nei suoi amministratori pubblici.

francesco colucci




mercoledì 3 agosto 2016

Possenti e il Museo della Città

La proposta avanzata di fare un Museo con le opere di Antonio Possenti certamente mi entusiasma, mi sembra giusta e opportuna.
Vorrei però che si volasse più alto: Anni fa sono stati spesi un sacco di soldi per restaurare il meraviglioso Palazzo Guinigi con la celebre Torre alberata (anche se assurdamente non è stato previsto il riscaldamento delle stanze) e la Giunta Favilla avviò il discorso del Museo della città, aperto con grandi difficoltà, dovute forse anche alla troppe consulenze esterne.
Il Sindaco "distruttore" Tambellini, ha chiuso il Museo e il Palazzo, con la solita promessa di riaprirlo, forse per qualche giorno, alla soglia delle prossime elezioni a cui tiene tanto. 
Riattivare e rilanciare il Progetto del Museo della Città, dedicando stanze importanti alla esposizione di opere dei maggiori artisti lucchesi, da Possenti a Salotti, a Moscatello, a Pasega, ai tanti altri che negli anni hanno onorato il nome di Lucca nel Mondo sarebbe forse ancora più significativo, anche per lo stesso Possenti. 
Dedicherei alcune stanze, ve ne sono tantissime nel Palazzo, al ricordo del Lucchesi nel Mondo, che con il loro lavoro, i loro successi hanno onorato anche loro Lucca e poi ancora, ai Musicisti e agli uomini di cultura, come anche alle Imprese che hanno costituito negli anni l'ossatura delle società lucchese: Dai Cucirini, alla Carta, al Tabacco, all'Agricoltura, all'Olio e al Vino.
Un Museo della memoria della città, in tutti i campi, a 360°, che ricordi a tutti, la "Lucchesità e il Garbo" e che offra occasioni di curiosità e visita a Lucca ai tanti turisti che spesso non hanno occasioni importanti per prolungare la permanenza in città.

francesco colucci


sabato 30 luglio 2016

Ricordi di un caro amico di gioventù....

Ha scritto il Poeta "...vergin di servo encomio e di codardo oltraggio..." anch'io voglio ricordare un caro amico scomparso il questi giorni: un amico della mia e sua gioventù. ....fino alla vecchiaia.....
Antonio Possenti: l'ho trovato una mattina sulla cattedra della 3° B nella sede storica del "Carrara", supplente di Diritto. Un ragazzo poco più grande di noi, minutino, che portava un cappelleto di lana con un pon pon rosso, tanto da meritarsi subito il soprannome, rimasto, di "Pampurio".
Con lui, iniziammo un rapporto di poco Diritto e tante discussioni, sulla vita, sulla cultura, sui nostri ideali di giovani. Non solo a scuola, Antonio giocava con noi a pallone e a volte, il sabato sera, ci invitava nel suo studio di pittore, un abbaino, in cima ai tetti di una piazzetta di cui non ricordo mai il nome, che si apre a metà di via del Battistero. Due stanzette, sotto tetto, con i suoi quadri accatastati. Noi portavamo "le bimbe" lui un paio di bottiglie di Strega e ballavamo al ritmo di Diana (Daiana) di Paul Anka.....A fine serata Antonio, si esibiva, per gli intimi, con la sua chitarra, seduto in terra fra i quadri sparsi, intonando un canzone triste, sui carcerati, che aveva un ritornello che mai ho dimenticato "....ooh se si libera un posto in Paradiso..Signore.... Signore... ricordati di me..."
Nella settimana che fui ospitato illegittimamente a Sollicciano, ogni sera, quando serravano la porta di ferro, quel ritornello mi veniva sempre alla mente.......con tanta tristezza....
Finita la scuola ognuno andò per la sua strada a cercar fortuna o meglio a cercare di realizzare i propri sogni di gioventù.
Ci si incontrava agli eventi, alle inaugurazione delle sue mostre, quando il successo già iniziava ad arridergli.
Poi ci siamo ritrovati...da uomini maturi....quando tornai a Lucca, primi anni '90 per occuparmi della Promozione Turistica di una città allora "morta", come dissertavamo insieme nel suo nuovo studio, all'Anfiteatro, come si addiceva ad un artista ormai affermato e di grande successo.
Abbiamo ripreso le nostre conversazioni, non più sulle ambizioni giovanili, ma su cosa poter fare per la nostra città, di cui ambedue eravamo follemente innamorati.
Quanti consigli mi ha dato per il mio lavoro!... ma non solo.... ha partecipato attivamente alle iniziative che l'APT metteva in cantiere.
Avevamo bisogno di un ricordo della città da dare ai giornalisti e ai tour operator che iniziavano a venire a conoscere Lucca e l'idea fu di dare loro una sua Litografia, rigorosamente stampata a mano con l'antico Torchio dell'Angeli di via della Zecca, su alcuni scorci suggestivi di Lucca.
La prima lito fu nel 1994 per lo svuotamento del Lago di Vagli e il riapparire dell'antico, sommerso, paese di Fabbriche, che l'APT curò, per lanciare per la prima volta, la Lucchesia e la Garfagnana, nel grande mercato del turismo mondiale.
Considero Vagli come la nascita del primo turismo di massa nella nostra zona.
Arrivarono oltre un milione di turisti, molte decine di giornalisti e televisioni, da tutto il Mondo ed ad ognuno di loro fu data la Lito che Possenti aveva appositamente creato.
Mi fa piacere che adesso a Vagli, un Sindaco dinamico, stia realizzando cose fantastiche e pensi a ripetere lo svuotamento del Lago.
Da allora ogni iniziativa significativa di promozione turistica fu accompagnata da una sua Lito sulla città. La più carina per me: quella davanti ad una splendida facciata di San Michele dove un ometto, spiccicato a lui, con a tracolla un contenitore vendeva ai passanti il famoso Olio di Lucca. Lito realizzata per una edizione del Desco e di Olio e Tesori di Lucca, manifestazione che seppur mutilata, riscuote ancora oggi successo.
Amo pensare che negli uffici o nelle case, di tanti giornalisti e tour operator, all'estero o in Italia, si ricordi Lucca, con una Lito di Antonio Possenti.
Negli ultimi anni, quando per il calare degli impegni avevamo maggior tempo libero, abbiamo intensificato le nostre discussioni su Lucca e sul Mondo, nel suo nuovo studio, sempre in Anfiteatro, ma con meno scale, che comunque saliva sempre con maggior fatica. Ma gli occhi no...quelli eran sempre sfavillanti, attenti, precisi e instancabili.
L'ultima volta, mesi fa, che abbiamo passato un mezzo pomeriggio insieme, abbiamo ricordato proprio i tempi di via del Battistero e abbiamo intonato insieme, per gioco, il ritornello della sua canzone "....ooh se si libera un posto in Paradiso....Signore...Signore...ricordati di me..."
A presto..... Pampurio.....

francesco colucci