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sabato 11 agosto 2012

SPILUCCANDO 16 - Le Botteghe - Matera


Matera è la città di mio padre Luigi, anzi Gino, la città dei Colucci……in antico piccoli Baroni terrieri, latifondisti, rovinati ai primi del novecento dalla filossera e dalla siccità.
Ultimo barone mio nonno che si chiamava come me, FrancescoPaolo Colucci.
Dove FrancescoPaolo è in onore, nel sud, di San Francesco da Paola, un santo controverso, emigrato in Francia, alla corte dei Re francesi….da visitare nelle Calabrie il Santuario, scavato nella montagna….una cosa molto suggestiva.
Mentre Colucci viene da San Nicola, vescovo di Bari, guerriero, con i suoi fidi che si chiamavano i Nicolucci…da cui per aforesi…Colucci.
Mi si perdoni le digressioni…ma quando si parla di Matera……mi perdo nei ricordi…..

Torno volentieri a Matera, anche se non ho più parenti vivi…..stretti…..perchè è una città unica al mondo, aspra e difficile…ma di un fascino molto speciale…quando sono a Matera, mi sento a casa….anche se sono nato a Bozen, in vero e vissuto solo in Toscana, fra Montecatini, l’Ardenza, Pistoia e Lucca, seguendo gli spostamenti lavorativi di mio Padre.
A Matera conosco molti posti “onesti” dove degustare i tipici mangiari lucani e pugliesi, dato che Matera è sul confine fra le due regioni, ma ne voglio ricordare uno solo, nell’affascinante Sasso Barisano, le Botteghe, con locali scavati in buona parte nel tufo e dove, su un grande bracere, si arrostisce che di tutto, pecora, maiale, salsiccia piccante o con il finocchietto selvatico….la famosa "lucanica", in punta di coltello, che ha trovato i natali proprio in questa regione.
Si arrostiscono anche le “gnumeredde”... coratella d’agnello, che veniva cotta in passato nei forni dei macellai di allora per chi non aveva in casa….ovvero nei Sassi, la possibilità di braceri e forni.
Gli antipasti sono rigogliosi di verdure e insaccati….  .una pasta fatta in casa nel regno del grano duro, condita con un pommarola casalinga che si taglia con il coltello…
Da assaggiare la Manteca….un formaggio che nasconde all’interno un saporito burro giallo, unico modo di conservarlo dalla calura estiva, in un passato senza frigo.

Vini gagliardi ormai addomesticati ai gusti del terzo millennio….quando venivo con mio padre da ragazzo a Matera, il vino aveva 18 gradi al minimo, forte e greve e a me veniva allungato con la gazzosa……la bibita dei ragazzi di allora.
Molte altre sono le locande dove mangiare bene, tipico, con pochi spiccioli, facendo un salto indietro nel tempo.
Mi ricordo verso la fine degli anni ’50 con quanto orgoglio mio zio Mimì (Domenico) capostazione di Matera, di una linea a scartamento ridotto, che “spalettava” due o tre treni al giorno..... minuscoli trenini provenienti da Ferrandina, mi fece vedere l’erigendo “modernissimo” quartiere Venerdì, dove a forza furono trasferiti gli abitanti dei Sassi, che poco dopo furono abbandonati alla morte del tempo…..se non fosse tornato di gran moda …una ventina di anni orsono, di restaurare e far rivivere queste meravigliose primitive abitazioni dell’uomo, dalla preistoria in avanti.